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CURA E PREVENZIONE DEL COLPO DI CALORE

13 Agosto 2019 Blog, Patologie

Dott. Michel MALLARD medico-chirurgo specializzato in Medicina d’Urgenza, Omeopatia e Agopuntura.
FERMO (FM) Tel : 340 5023405
Il colpo di calore deve essere velocemente riconosciuto e trattato d’urgenza per evitare un possibile esito fatale. Sono particolarmente esposti i bambini al di sotto dei 4 anni, gli anziani oltre i 65 anni, gli obesi ed i pazienti con disturbi cardiaci, renali, polmonari o epatici.
Dobbiamo essere preparati ad evitarlo, visto che la sua incidenza aumenterà con il riscaldamento del pianeta.

COME SI RICONOSCE IL COLPO DI CALORE ?

Durante un episodio di esposizione prolungata a temperature elevate (spesso al sole o per gli anziani, anche in casa, durante le ondate di calore) o di pratica sportiva o lavorativa intensa in ambito caldo e umido, capita che falliscano i meccanismi compensatori per la dissipazione del calore gestiti dalle cellule sensibili alle variazioni di temperature dei nuclei anteriori e preottico dell’ipotalamo anteriore, provocando un aumento progressivo e notevole della temperatura centrale che si accompagna a sintomi mentali e neurologici.
In rari casi, il colpo di calore, insorge in seguito a consumo di cocaina e amfetamina o di farmaci antidepressivi IMAO (sindrome serotoninergica) o di neurolettici: alloperidolo, clorpromazina (sindrome neurolettica maligna) o ancora di anestetici in pazienti geneticamente predisposti.
Alcuni farmaci possono favorire il colpo di calore: anti-Parkinson perchè inibiscono la sudorazione e diuretici perché aumentano l’escrezione urinaria di liquidi.
La diagnosi differenziale si fa con le altre cause di ipertermia: infezione tipo meningite e sepsi, crisi tireotossica, sindrome da shock tossico, intossicazioni, stato di male epilettico, convulsioni, ictus.
Nell’esaurimento da calore (ipotensione da perdita di liquidi), seguito dal collasso da calore se non è preso in tempo, la temperatura è inferiore a 40°C e non ci sono le alterazioni del sistema nervoso centrale.
Sono comunque da prendere in considerazione per evitare di arrivare al colpo di calore.
La stessa attenzione sarà data ai crampi da calore, avvertimenti di scompenso idro- elettrolitico all’esposizione al caldo che colpisce l’addome e gli arti. L’uno come l’altro si curano con il riposo, la reidratazione salina e il refrigerio con doccia o bagno.
Nella definizione del colpo di calore, la temperatura corporea supera i 40°C senza che la persona affetta se ne accorga.
La cute è calda, arrossata e piuttosto senza sudorazione (50% dei casi).
Il viso diventa bluastro.
I primi sintomi di disfunzione cerebrale sono:
• Astenia, debolezza, affaticamento allo sforzo e dolori muscolari;
• Sensazione di malessere;
• Acufeni e sensazioni vertiginosi con nausea e vomito;
• Scarsa coordinazione motoria con goffaggine (atassia cerebellare);
• Stordimento.
poi insorgono:
• Cefalea;
• Vista annebbiata;
• Disorientamento temporo-spaziale, agitazione;
• Confusione mentale, comportamento bizzarro, aggressività, allucinazioni, delirio, epilessia e coma.
Osserviamo anche un’attivazione del sistema nervoso simpatico nel tentativo di far fronte alla situazione.
L’evidenzia la midriasi, l’accelerazione della frequenza respiratoria e della frequenza cardiaca per aumentare la dissipazione del calore attraverso l’aumento del flusso ematico che passa da 200 mL/min a 7-8 L/min, che permette di aumentare la perspirazione di acqua che può così superare 2 litri in un’ora, spiegando la costante presenza della disidratazione.
La pressione arteriosa è molto alta o molto bassa.
Questa forma di ipertermia denatura le proteine (sopra 41°C), scatenando una risposta anti- infiammatoria sistemica attraverso la liberazione delle citochine proinfiammatorie (TNFalfa, IL-1beta) che provoca una disfunzione multi-organo (cervello, muscolo, rene, polmone, fegato) inducendo una coagulazione intravascolare disseminata e spesso il decesso.
Se la temperatura supera i 44°C, difficilmente il paziente potrà sopravvivere.

 

COME SI CURA IL COLPO DI CALORE ?

L’urgenza vitale è raffreddare il corpo per bloccare la crescita della temperature che risulterebbe fatale.
In attesa di un’ambulanza medicalizzata che verrà richiesta al 118, il corpo deve essere raffreddato immediatamente con l’immersione in acqua fredda: a casa dentro una vasca da bagno o in una piscina, in gita in montagna dentro ad un lago, un fiume o un torrente.
Nell’acqua la pelle dovrà essere massaggiata per favorire la dispersione del calore a livello cutaneo.
In assenza di possibilità di immersione in acqua, di doccia o di ghiaccio, nell’attesa dell’ambulanza, portare il paziente spogliato in un luogo ombroso, fresco e possibilmente ventilato con corrente d’aria, ventilatore, ventaglio o asciugacapelli. Distendere il paziente, sollevare le gambe e nel caso che la temperatura dell’ambiente superi i 35°C, applicare sul corpo asciugamani imbevuti di acqua fredda da bagnare nuovamente non appena diventino tiepidi.
In caso di coma, controllare il polso carotideo e praticare la rianimazione cardiorespiratoria in caso di arresto cardiaco.
Durante il trasporto in ambulanza, il raffreddamento proseguirà con l’applicazione delle buste di ghiaccio chimico sull’inguine e sulle ascelle (con un panno protettore per evitare ustioni da ghiaccio).
Dopo aver stabilizzato il paziente, in ospedale, il raffreddamento proseguirà anche in vasca adatta (se disponibile) o con spruzzi di acqua nebulizzata a 15°C su tutto il corpo nudo tenuto all’aria su di una rete dove l’evaporazione sarà ottenuta con dei ventilatori che faranno circolare aria riscaldata a 45°C intorno al corpo. Con questa tecnica, il raffreddamento avviene in meno di un’ora. (TANEN D.)
Si possono utilizzare anche delle coperte refrigerate.
Senza questo tempestivo raffreddamento, la percentuale di decesso è dell’ 80% !
Si interromperà il raffreddamento quando la temperatura corporea sarà scesa sotto i 38,5°C e si riprenderà qualora, la stessa, risalga di nuovo.
A Seconda della gravità del caso (temperatura altissima e sintomi gravi) possono persistere dei postumi neurologici e renali (insufficienza renale post rabdomiolisi) che generalmente interessano circa il 20 % dei sopravvissuti.
Ricorrere a farmaci indicati nel trattamento della febbre risulta inutile e va evitato per la loro tossicità renale o epatica.
Sarà anche fondamentale la reidratazione (da 1 a 2 litri, in assenza di edema polmonare), che, una volta considerate le condizione neurologiche del paziente si farà per via endovenosa con soluzione fisiologica (cloruro di sodio al 0,9%) raffreddata a 4°C, da iniziare in ambulanza e proseguita all’ospedale dove nei casi gravi il paziente viene ricoverato nel reparto di rianimazione, dove saranno monitorati: disidratazione, emogasanalisi, temperatura centrale, pressione arteriosa, elettroliti, Creatinfosfochinasi (CPK), emocromo, coagulazione, funzione renale, funzione epatica.

L’apporto di potassio presente nelle soluzioni poli elettrolitiche si fa solo dopo controllo della kaliemia che può essere elevata per motivo per danno muscolare e renale. L’apporto di glucosio si fa in caso di ipoglicemia, frequente in questi casi.
L’eventuale stato convulsivo sarà trattato con diazepam iniettabile, utilizzato anche in caso di agitazione. Gravi conseguenze come l’iperkaliemia, l’insufficienza renale acuta severa o la coagulazione intravascolare disseminata saranno trattati come da protocolli di rianimazione.
La dimissione ospedaliera avviene dopo ripresa di un autocontrollo della temperatura centrale.

 

COME SI PREVIENE IL COLPO DI CALORE ?

Il colpo di calore si prevenne con il buon senso, come per esempio il non lasciare bambini o anziani in macchine esposte al sole o ancora evitando lavori in ambienti molto caldi (fascia centrale del giorno) o non ventilati.
Una particolare attenzione al colpo di calore, la deve avere lo sportivo, perché fino ad adesso è la categoria la più colpita. I
infatti, impegnato nello sforzo l’atleta tende spesso a sottovalutare le sensazioni spiacevoli che il colpo di calore produce. Invece si dovrebbe fermare all’insorgere dei primi sintomi, mettere in opera tutti i consigli descritti in questo articolo e chiedere l’intervento di terzi o del 118 a seconda della situazione.
Come il meccanismo di eliminazione del calore corporeo in eccesso utilizza principalmente (65%) il principio dell’irraggiamento, occorre spostarsi in ambiente inferiore ai 35°C per cominciare a stare meglio dopo aver percepito i primi sintomi di esaurimento da calore.
L’evaporazione dell’acqua della perspirazione della cute (1 gr di acqua evaporata sulla pelle fa perdere 1 caloria dalla quantità di calore contenuta nel corpo) rappresenta il 30% del raffreddamento fisiologico ma rimane l’unico quando la temperatura ambiente supera i 35°C.

Ma per farlo funzionare occorrono le seguenti condizioni:
La prima condizione è di avere acqua da evaporare.
Quindi dobbiamo bere tanto: più di 2 litri al dì, senza aspettare la sete che è un cattivo indicatore di disidratazione perché è attivata solo quando l’osmolalità plasmatica aumenta dall’1 al 2 %.
In alcune situazioni di grande esposizione al calore, non è raro di bere 5 litri al dì, anche 8 litri nel deserto o durante le corse in montagna d’estate.

Anche se beviamo tanto e regolarmente (ogni 20 minuti) durante l’esposizione, sappiamo che in caso estremo con perdita di 2 litri di acqua all’ora, non arriviamo a compensare totalmente perché l’intestino ha un massimo assorbimento di 1,2 litro di acqua all’ora!

Un’accelerazione dell’assorbimento dell’acqua può essere ottenuto con la presenza di carboidrati a una concentrazione del 6%, invece una concentrazione superiore rallenta l’assorbimento.

Nel caso di consumo di abbondante quantità di acqua è necessario l’aggiunta di 1 cp di un grammo o ¼ di cucchiaino di sale di cucina (spesso presente nelle bevande sportive) per evitare l’iponatremia chi si annunzia con la comparsa di crampi muscolari.
Le compresse di NaCl non devono essere ingerite non sciolte perché irritano lo stomaco, possono causare vomito e non trattano la disidratazione.
Non dimentichiamo che il colpo di calore è la seconda causa di morte nello sport. L’idratazione degli sportivi o dei lavoratori in ambiente caldo e/o umido deve essere monitorata attraverso il controllo del peso corporeo. Nel caso di perdita dal 2 al 3% del loro peso, devono compensare con l’introito di liquidi prima di riprendere l’attività. Nel caso di perdita superiore al 4% devono sospendere l’attività un giorno, compensare la perdita d’acqua e riprendere solo dopo aver controllato che il proprio peso sia rientrato nella norma.
La seconda condizione è avere un basso grado di umidità attorno alla cute, perché se l’aria è saturata in acqua, l’acqua della perspirazione non può evaporare.
La conseguenza è la creazione del sudore che cola lungo il corpo, portando via acqua e sali minerali, purtroppo lasciando le calorie nel corpo!
Questa situazione provoca una disidratazione esponendo il corpo ad un circolo vizioso verso il colpo di calore.
La soluzione è di abbassare l’umidità attorno al corpo, esponendolo, scoperto ad una corrente di aria.
Quindi la traspirazione sarà facilitata dalla cute nuda.

La necessità di portare dei vestiti, ce li farà scegliere leggeri, ampi e traspiranti.
Un buon criterio per valutare le qualità del vestiario, è l’assenza di sudore addosso quando è indossato, ovviamente.
In casa utilizziamo un deumidificatore e i classici ventilatori e all’aperto, cerchiamo posti ventilati come ad esempio, le colline nelle montagne.

La correlazione tra misura dell’umidità e misura della temperatura da un valore chiamato Temperatura del bulbo umido. Questi risultati sono riportati su una tabella molto utilizzata dai militari, industriali e sportivi perché serve da guida ad un’attività consigliata o meno.
Un’altra soluzione complementare consiste a perdere calorie per convezione (per es, in montagna: esporsi ad un vento più freddo) e per conduzione con il contatto diretto con un ambiente di temperatura inferiore a quella del corpo:
– sulla spiaggia, fare il bagno spesso nel mare;
– in montagna fare il bagno dentro il lago, il torrente o stare sotto una cascata;
– in casa fare il bagno o la doccia.

Naturalmente, questo incontro con l’acqua fredda sarà progressivo per evitare l’idrocuzione e sarà solo parziale nel periodo post-prandiale o in caso di consumo di alcol.
In assenza di acqua fredda per fare il bagno, la soluzione è di applicare il ghiaccio sul corpo proteggendo la cute con un lieve pano.
In assenza di ghiaccio naturale, usiamo il ghiaccio chimico, pratico da trasportare nella borsa dello sportivo o del lavoratore.

LISSOWAY J.B. et al. hanno dimostrato che l’applicazione del ghiaccio sulle guance, il palmo delle mani e la pianta dei piedi è più efficace che l’uso classico in posizione inguinale e ascellare.
È ovvio pensare a togliere gli indumenti che impediscono la diffusione del calore prima di effettuare un sforzo fisico (per esempio lo speleologo subacqueo deve togliere la sua tuta di neoprene prima di salire sulle corde all’uscita d’un sifone).
L’intensa sudorazione provocata sotto i vestiti non traspiranti diminuisce il volume plasmatico provocando un esaurimento da calore e un innalzamento della temperatura corporea esponendo l’organismo al colpo di calore.
Non si esce sotto il sole senza cappello, abiti larghi e leggeri di colore bianco o chiaro, che riflettono meglio i raggi del sole rispetto a quelli scuri.
La dieta leggermente più saporita darà la preferenza a frutta fresca e verdura per il loro contenuto di acqua e sali minerali; saranno invece da evitare i cibi grassi che aumentano l’apporto calorico.
Mantenersi ben idratatati prima, durante e dopo l’attività sportiva.
Il consumo di bevande alcoliche e super-alcoliche sarà evitato a pranzo nei giorni di caldo.
L’obeso dovrà iniziare una dieta dimagrante, se non la sta facendo già, perché rischia tre volte di più il colpo di calore.
Il cardiopatico farà una visita cardiologica all’inizio della stagione calda perché, forse gli verrà diminuita la posologia del suo diuretico o aumentata quella del suo betabloccante, per esempio.
Un’attenzione molto accurata deve essere portata ai bambini, ancora di più se soffrono di patologie croniche.
Il bambino piccolo è molto esposto al colpo di calore perché il suo sistema nervoso ed in particolare quello della termoregolazione è ancora immaturo e anche perché la sua superficie corporea, che permette la traspirazione è più ridotta.
Non far uscire un bambino nelle ore più calde (dalle 11 alle 17).

Esporre il bambino al sole diretto solo dopo l’anno di vita e con prudenza con creme solari ad alta protezioni per evitare ustioni.
I raggi solari sono utili per la produzione della vitamina D ma l’esposizione deve essere molto graduale.
La testa dei bambini dovrà essere spesso bagnata, dovranno essere poco coperti con indumenti leggeri, chiari, larghi di cotone o lino.
Aumentare l’apporto idrico e rinfrescare tutto il corpo con una doccia o con un bagno.
Per chi sa di doversi esporre, per sport o per lavoro a queste condizioni climatiche estreme, è consigliato l’acclimatazione progressiva da una a due settimane in un ambiente caldo con 1h a 2 h di esercizio fisico al dì con aumenti di intensità giorno dopo giorno.
L’acclimatazione aumenta la perspirazione e diminuisce il contenuto in elettroliti del sudore e quindi riduce il rischio di sviluppare una patologia da calore.
Come direbbe LA PALISSE la migliore delle prevenzione è non esporsi al caldo, quindi avere aria condizionata nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro… ma non è sempre possibile.

BIBLIOGRAFIA
LISSOWAY J.B. et al. Novel Application of Chemical Cold Packs for Treatment of Exercise-Induced Hyperthermia: A Randomized Controlled Trial. WILDERNESS & ENVIRONMENTAL MEDICINE, 2015; 26: 173–179.
MALLARD M. Secours et Prévention en Spéléologie. 1985, Thése de doctorat en Médecine, Univ. Lille, France.
TANEN D. Heatstroke. Manuale MSD, Professional version, 2017, Kenilworth, USA.
WWW. OSPEDALEBAMBINOGESU.IT

Dott. Michel Mallard
Medico chirurgo
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e-mail: m.mallard@virgilio.it
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