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TRATTAMENTO DEL DOLORE CRONICO E DELL’INFIAMMAZIONE SISTEMICA CRONICA

Settembre 2nd, 2019 Posted by Blog, News 0 thoughts on “TRATTAMENTO DEL DOLORE CRONICO E DELL’INFIAMMAZIONE SISTEMICA CRONICA”

TRATTAMENTO DEL DOLORE CRONICO E DELL’INFIAMMAZIONE SISTEMICA CRONICA CON UN DISPOSITIVO DI BIOFEEDBACK ELETTRODERMICO NON INVASIVO (RegMatEx©): risultati di uno studio in doppio cieco su 1965 pazienti.

 

Dr Michel MALLARD medico-chirurgo specializzato in Agopuntura e in Medicina Psicosomatica.
FERMO (FM) Tel : 340 5023405

L’infiammazione cronica è accompagnata da condizioni idroelettrolitiche alterate: aumento della pressione osmotica e della pressione oncotica del tessuto interstiziale, aumento dell’acidità extracellulare (pH<6), aumento dell’acqua extracellulare (ECW >43%), diminuzione dell’acqua intracellulare (ICW), perdita di potassio intracellulare e aumento del potassio sierico, diminuzione del potenziale di membrana cellulare a riposo (PRM) sotto 70 mV.

Le conseguenze di questi cambiamenti sono una diminuzione della capacità di raggiungere il potenziale di soglia, una riduzione della frequenza dei potenziali d’azione e quindi una riduzione della capacità regolativa idroelettrolitica con ridotte attività funzionali, disintossicante e riparative cellulari.
Il ripristino del potenziale di membrana a riposo e quindi della normale condizione idroelettrolitica è necessario per superare lo stato di allostasi cronica.

Il metodo utilizzato deve stimolare esternamente con una ampiezza e una durata sufficienti a provocare un flusso ionico attraverso la membrana cellulare e a portare il potenziale di membrana cellulare al di sopra del valore di soglia.

Partendo di questa ipotesi, uno studio multicentrico, in doppio ceco, coordinato da BioTekna (Dario Boschiero) e convalidato clinicamente presso l’Università Nazionale di Atene, in Grecia (George P. Chrousos, Unità di ricerca in Endocrinologia) ha valutato l’efficacia di un dispositivo di biofeedback elettrodermico non invasivo nel ridurre i livelli di dolore e l’infiammazione sistemica cronica.

Il dispositivo medico di biofeedback elettrodermico non invasivo utilizzato è stato il RegMatEx© (marchio BioTekna, Marcon, Venezia).

Questo dispositivo utilizza il principio del biofeedback del potenziale cellulare sistemico che permette dopo misura in mV (attraverso 2 elettrodi posizionati nei polsi) e correzione (con altri 2 elettrodi posizionati nelle caviglie) di evocare dei potenziali d’azione sopra il valore di soglia, utili ad indurre la ripolarizzazione cellulare (da -70 a -90 mV) con maggiore frequenza e quindi ad uscire dello stato di allostasi cronica.

I partecipanti allo studio erano 1015 pazienti di origini Caucasi (401 uomini, 614 donne), mentre i soggetti trattati con placebo erano 950 di origini Caucasi (500 uomini, 450 donne).
I pazienti avevano tra i 30 e gli 86 anni (età media 50 anni) e tutti soffrivano di dolore cronico. In tutti i soggetti, il dolore era una caratteristica alterando fortemente la qualità della loro vita.
Le patologie infiammatorie croniche con presenza di dolore erano:

  • artrite reumatoide,
  • osteoatrite,
  • cervicalgie,
  • fibromialgia,
  • lombalgia,
  • cefalea ricorrente cronica e
  • dolori cronici non specifici.

Per sicurezza, data la scarsità della letteratura sulle applicazioni elettrodermiche di biofeedback, sono stati esclusi i pazienti portatore di pacemaker, di stimolatori neurali profondi, epilettici e con grave scompenso cardiovascolare. Sono state anche escluse le donne in gravidanza accertata in quanto la terapia è inutile per il tipico scompenso idroelettrolitico fisiologico.

Tutti i pazienti hanno ricevuto 6 sedute di 30 minuti di biofeedback elettrodermico o di placebo (con cavo silenziato internamente), somministrate due volte a settimana per 3 settimane.
Il dolore percepito è stato valutato con la scala di valutazione numerica NRS (0 = assenza di dolore, 10 = dolore peggiore), mentre l’infiammazione sistemica cronica è stata esaminata con il livello di proteina C-reattiva (CRP) sierica nel mattino.

Nel gruppo di trattamento il dolore percepito e l’infiammazione sono stati significativamente ridotti, mentre lo studio parallelo con placebo non ha mostrato cambiamenti nel dolore percepito e nelle concentrazioni di CRP:

La variazione media dei livelli di CRP, tra prima e dopo il trattamento, era:

• da 20.8 a 7.53 per l’artrite reumatoide,
• da 8.9 a 4.14 per l’osteoatrite,
• da 9.56 a 2.76 per la cervicalgia,
• da 31.1 a 8.95 per la fibromialgia,
• da 7.9 a 4.02 per la lombalgia,
• da 6.07 a 4.17 per la cefalea cronica,
• da 8.11 a 3.42 per i dolori cronici non specificati.

Il test statistico t di Student ha dimostrato una buona significatività dei risultati sull’infiammazione : p<0.05.

La variazione media del grado di dolore della scala NRS, tra prima e dopo il ciclo, era:

• da 6.5 a 1.5 per l’artrite reumatoide,
• da 3.5 a 0 per l’osteoatrite,
• da 4 a 0.5 per la cervicalgia,
• da 7.5 a 1 per la fibromialgia,
• da 5 a 0.5 per la lombalgia,
• da 7.5 a 2 per la cefalea cronica,
• da 6 a 1 per i dolori cronici non specificati.

Il test statistico t di Student ha dimostrato una buona significatività dei risultati sul dolore : p<0.005.

In conclusione, la stimolazione della ripolarizzazione cellulare con il dispositivo elettrodermico RegMatEx© con biofeedback ha dimostrato la sua efficacia nella cura del dolore e dell’infiammazione cronici, attraverso il controllo dell’equilibrio idroelettrolitico intra ed extra cellulare.

 

BIBLIOGRAFIA
CHROUSOS G.P. Stress and disorders of the stress system. Nature Rev. Endocrinol. 2009;5:374-381.
CHROUSOS G.P., BOSCHIERO D. Clinical validation of a non-invasive electrodermal biofeedback device useful for reducing chronic perceived pain and sistemic inflammation. Hormones. 2019 june;18(2):207-213.
STRAUB R.H. The Origin of Chronic Inflammatory Systemic Diseases and their sequelae. 2015, Elsevier Inc., 371p.
TSIGOS C. et al. Stress and inflammatory biomarkers and symptoms are associated with bioimpedance measures. Eur. J. Clin. Invest.2015 February;45(2):126-134.
TRACEY K.J. The inflammatoty reflex. Nature, 2002 dicembre, 420 (6917):853-859.

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CURA E PREVENZIONE DEL COLPO DI CALORE

Agosto 13th, 2019 Posted by Blog, Patologie 0 thoughts on “CURA E PREVENZIONE DEL COLPO DI CALORE”

Dott. Michel MALLARD medico-chirurgo specializzato in Medicina d’Urgenza, Omeopatia e Agopuntura.
FERMO (FM) Tel : 340 5023405
Il colpo di calore deve essere velocemente riconosciuto e trattato d’urgenza per evitare un possibile esito fatale. Sono particolarmente esposti i bambini al di sotto dei 4 anni, gli anziani oltre i 65 anni, gli obesi ed i pazienti con disturbi cardiaci, renali, polmonari o epatici.
Dobbiamo essere preparati ad evitarlo, visto che la sua incidenza aumenterà con il riscaldamento del pianeta.

COME SI RICONOSCE IL COLPO DI CALORE ?

Durante un episodio di esposizione prolungata a temperature elevate (spesso al sole o per gli anziani, anche in casa, durante le ondate di calore) o di pratica sportiva o lavorativa intensa in ambito caldo e umido, capita che falliscano i meccanismi compensatori per la dissipazione del calore gestiti dalle cellule sensibili alle variazioni di temperature dei nuclei anteriori e preottico dell’ipotalamo anteriore, provocando un aumento progressivo e notevole della temperatura centrale che si accompagna a sintomi mentali e neurologici.
In rari casi, il colpo di calore, insorge in seguito a consumo di cocaina e amfetamina o di farmaci antidepressivi IMAO (sindrome serotoninergica) o di neurolettici: alloperidolo, clorpromazina (sindrome neurolettica maligna) o ancora di anestetici in pazienti geneticamente predisposti.
Alcuni farmaci possono favorire il colpo di calore: anti-Parkinson perchè inibiscono la sudorazione e diuretici perché aumentano l’escrezione urinaria di liquidi.
La diagnosi differenziale si fa con le altre cause di ipertermia: infezione tipo meningite e sepsi, crisi tireotossica, sindrome da shock tossico, intossicazioni, stato di male epilettico, convulsioni, ictus.
Nell’esaurimento da calore (ipotensione da perdita di liquidi), seguito dal collasso da calore se non è preso in tempo, la temperatura è inferiore a 40°C e non ci sono le alterazioni del sistema nervoso centrale.
Sono comunque da prendere in considerazione per evitare di arrivare al colpo di calore.
La stessa attenzione sarà data ai crampi da calore, avvertimenti di scompenso idro- elettrolitico all’esposizione al caldo che colpisce l’addome e gli arti. L’uno come l’altro si curano con il riposo, la reidratazione salina e il refrigerio con doccia o bagno.
Nella definizione del colpo di calore, la temperatura corporea supera i 40°C senza che la persona affetta se ne accorga.
La cute è calda, arrossata e piuttosto senza sudorazione (50% dei casi).
Il viso diventa bluastro.
I primi sintomi di disfunzione cerebrale sono:
• Astenia, debolezza, affaticamento allo sforzo e dolori muscolari;
• Sensazione di malessere;
• Acufeni e sensazioni vertiginosi con nausea e vomito;
• Scarsa coordinazione motoria con goffaggine (atassia cerebellare);
• Stordimento.
poi insorgono:
• Cefalea;
• Vista annebbiata;
• Disorientamento temporo-spaziale, agitazione;
• Confusione mentale, comportamento bizzarro, aggressività, allucinazioni, delirio, epilessia e coma.
Osserviamo anche un’attivazione del sistema nervoso simpatico nel tentativo di far fronte alla situazione.
L’evidenzia la midriasi, l’accelerazione della frequenza respiratoria e della frequenza cardiaca per aumentare la dissipazione del calore attraverso l’aumento del flusso ematico che passa da 200 mL/min a 7-8 L/min, che permette di aumentare la perspirazione di acqua che può così superare 2 litri in un’ora, spiegando la costante presenza della disidratazione.
La pressione arteriosa è molto alta o molto bassa.
Questa forma di ipertermia denatura le proteine (sopra 41°C), scatenando una risposta anti- infiammatoria sistemica attraverso la liberazione delle citochine proinfiammatorie (TNFalfa, IL-1beta) che provoca una disfunzione multi-organo (cervello, muscolo, rene, polmone, fegato) inducendo una coagulazione intravascolare disseminata e spesso il decesso.
Se la temperatura supera i 44°C, difficilmente il paziente potrà sopravvivere.

 

COME SI CURA IL COLPO DI CALORE ?

L’urgenza vitale è raffreddare il corpo per bloccare la crescita della temperature che risulterebbe fatale.
In attesa di un’ambulanza medicalizzata che verrà richiesta al 118, il corpo deve essere raffreddato immediatamente con l’immersione in acqua fredda: a casa dentro una vasca da bagno o in una piscina, in gita in montagna dentro ad un lago, un fiume o un torrente.
Nell’acqua la pelle dovrà essere massaggiata per favorire la dispersione del calore a livello cutaneo.
In assenza di possibilità di immersione in acqua, di doccia o di ghiaccio, nell’attesa dell’ambulanza, portare il paziente spogliato in un luogo ombroso, fresco e possibilmente ventilato con corrente d’aria, ventilatore, ventaglio o asciugacapelli. Distendere il paziente, sollevare le gambe e nel caso che la temperatura dell’ambiente superi i 35°C, applicare sul corpo asciugamani imbevuti di acqua fredda da bagnare nuovamente non appena diventino tiepidi.
In caso di coma, controllare il polso carotideo e praticare la rianimazione cardiorespiratoria in caso di arresto cardiaco.
Durante il trasporto in ambulanza, il raffreddamento proseguirà con l’applicazione delle buste di ghiaccio chimico sull’inguine e sulle ascelle (con un panno protettore per evitare ustioni da ghiaccio).
Dopo aver stabilizzato il paziente, in ospedale, il raffreddamento proseguirà anche in vasca adatta (se disponibile) o con spruzzi di acqua nebulizzata a 15°C su tutto il corpo nudo tenuto all’aria su di una rete dove l’evaporazione sarà ottenuta con dei ventilatori che faranno circolare aria riscaldata a 45°C intorno al corpo. Con questa tecnica, il raffreddamento avviene in meno di un’ora. (TANEN D.)
Si possono utilizzare anche delle coperte refrigerate.
Senza questo tempestivo raffreddamento, la percentuale di decesso è dell’ 80% !
Si interromperà il raffreddamento quando la temperatura corporea sarà scesa sotto i 38,5°C e si riprenderà qualora, la stessa, risalga di nuovo.
A Seconda della gravità del caso (temperatura altissima e sintomi gravi) possono persistere dei postumi neurologici e renali (insufficienza renale post rabdomiolisi) che generalmente interessano circa il 20 % dei sopravvissuti.
Ricorrere a farmaci indicati nel trattamento della febbre risulta inutile e va evitato per la loro tossicità renale o epatica.
Sarà anche fondamentale la reidratazione (da 1 a 2 litri, in assenza di edema polmonare), che, una volta considerate le condizione neurologiche del paziente si farà per via endovenosa con soluzione fisiologica (cloruro di sodio al 0,9%) raffreddata a 4°C, da iniziare in ambulanza e proseguita all’ospedale dove nei casi gravi il paziente viene ricoverato nel reparto di rianimazione, dove saranno monitorati: disidratazione, emogasanalisi, temperatura centrale, pressione arteriosa, elettroliti, Creatinfosfochinasi (CPK), emocromo, coagulazione, funzione renale, funzione epatica.

L’apporto di potassio presente nelle soluzioni poli elettrolitiche si fa solo dopo controllo della kaliemia che può essere elevata per motivo per danno muscolare e renale. L’apporto di glucosio si fa in caso di ipoglicemia, frequente in questi casi.
L’eventuale stato convulsivo sarà trattato con diazepam iniettabile, utilizzato anche in caso di agitazione. Gravi conseguenze come l’iperkaliemia, l’insufficienza renale acuta severa o la coagulazione intravascolare disseminata saranno trattati come da protocolli di rianimazione.
La dimissione ospedaliera avviene dopo ripresa di un autocontrollo della temperatura centrale.

 

COME SI PREVIENE IL COLPO DI CALORE ?

Il colpo di calore si prevenne con il buon senso, come per esempio il non lasciare bambini o anziani in macchine esposte al sole o ancora evitando lavori in ambienti molto caldi (fascia centrale del giorno) o non ventilati.
Una particolare attenzione al colpo di calore, la deve avere lo sportivo, perché fino ad adesso è la categoria la più colpita. I
infatti, impegnato nello sforzo l’atleta tende spesso a sottovalutare le sensazioni spiacevoli che il colpo di calore produce. Invece si dovrebbe fermare all’insorgere dei primi sintomi, mettere in opera tutti i consigli descritti in questo articolo e chiedere l’intervento di terzi o del 118 a seconda della situazione.
Come il meccanismo di eliminazione del calore corporeo in eccesso utilizza principalmente (65%) il principio dell’irraggiamento, occorre spostarsi in ambiente inferiore ai 35°C per cominciare a stare meglio dopo aver percepito i primi sintomi di esaurimento da calore.
L’evaporazione dell’acqua della perspirazione della cute (1 gr di acqua evaporata sulla pelle fa perdere 1 caloria dalla quantità di calore contenuta nel corpo) rappresenta il 30% del raffreddamento fisiologico ma rimane l’unico quando la temperatura ambiente supera i 35°C.

Ma per farlo funzionare occorrono le seguenti condizioni:
La prima condizione è di avere acqua da evaporare.
Quindi dobbiamo bere tanto: più di 2 litri al dì, senza aspettare la sete che è un cattivo indicatore di disidratazione perché è attivata solo quando l’osmolalità plasmatica aumenta dall’1 al 2 %.
In alcune situazioni di grande esposizione al calore, non è raro di bere 5 litri al dì, anche 8 litri nel deserto o durante le corse in montagna d’estate.

Anche se beviamo tanto e regolarmente (ogni 20 minuti) durante l’esposizione, sappiamo che in caso estremo con perdita di 2 litri di acqua all’ora, non arriviamo a compensare totalmente perché l’intestino ha un massimo assorbimento di 1,2 litro di acqua all’ora!

Un’accelerazione dell’assorbimento dell’acqua può essere ottenuto con la presenza di carboidrati a una concentrazione del 6%, invece una concentrazione superiore rallenta l’assorbimento.

Nel caso di consumo di abbondante quantità di acqua è necessario l’aggiunta di 1 cp di un grammo o ¼ di cucchiaino di sale di cucina (spesso presente nelle bevande sportive) per evitare l’iponatremia chi si annunzia con la comparsa di crampi muscolari.
Le compresse di NaCl non devono essere ingerite non sciolte perché irritano lo stomaco, possono causare vomito e non trattano la disidratazione.
Non dimentichiamo che il colpo di calore è la seconda causa di morte nello sport. L’idratazione degli sportivi o dei lavoratori in ambiente caldo e/o umido deve essere monitorata attraverso il controllo del peso corporeo. Nel caso di perdita dal 2 al 3% del loro peso, devono compensare con l’introito di liquidi prima di riprendere l’attività. Nel caso di perdita superiore al 4% devono sospendere l’attività un giorno, compensare la perdita d’acqua e riprendere solo dopo aver controllato che il proprio peso sia rientrato nella norma.
La seconda condizione è avere un basso grado di umidità attorno alla cute, perché se l’aria è saturata in acqua, l’acqua della perspirazione non può evaporare.
La conseguenza è la creazione del sudore che cola lungo il corpo, portando via acqua e sali minerali, purtroppo lasciando le calorie nel corpo!
Questa situazione provoca una disidratazione esponendo il corpo ad un circolo vizioso verso il colpo di calore.
La soluzione è di abbassare l’umidità attorno al corpo, esponendolo, scoperto ad una corrente di aria.
Quindi la traspirazione sarà facilitata dalla cute nuda.

La necessità di portare dei vestiti, ce li farà scegliere leggeri, ampi e traspiranti.
Un buon criterio per valutare le qualità del vestiario, è l’assenza di sudore addosso quando è indossato, ovviamente.
In casa utilizziamo un deumidificatore e i classici ventilatori e all’aperto, cerchiamo posti ventilati come ad esempio, le colline nelle montagne.

La correlazione tra misura dell’umidità e misura della temperatura da un valore chiamato Temperatura del bulbo umido. Questi risultati sono riportati su una tabella molto utilizzata dai militari, industriali e sportivi perché serve da guida ad un’attività consigliata o meno.
Un’altra soluzione complementare consiste a perdere calorie per convezione (per es, in montagna: esporsi ad un vento più freddo) e per conduzione con il contatto diretto con un ambiente di temperatura inferiore a quella del corpo:
– sulla spiaggia, fare il bagno spesso nel mare;
– in montagna fare il bagno dentro il lago, il torrente o stare sotto una cascata;
– in casa fare il bagno o la doccia.

Naturalmente, questo incontro con l’acqua fredda sarà progressivo per evitare l’idrocuzione e sarà solo parziale nel periodo post-prandiale o in caso di consumo di alcol.
In assenza di acqua fredda per fare il bagno, la soluzione è di applicare il ghiaccio sul corpo proteggendo la cute con un lieve pano.
In assenza di ghiaccio naturale, usiamo il ghiaccio chimico, pratico da trasportare nella borsa dello sportivo o del lavoratore.

LISSOWAY J.B. et al. hanno dimostrato che l’applicazione del ghiaccio sulle guance, il palmo delle mani e la pianta dei piedi è più efficace che l’uso classico in posizione inguinale e ascellare.
È ovvio pensare a togliere gli indumenti che impediscono la diffusione del calore prima di effettuare un sforzo fisico (per esempio lo speleologo subacqueo deve togliere la sua tuta di neoprene prima di salire sulle corde all’uscita d’un sifone).
L’intensa sudorazione provocata sotto i vestiti non traspiranti diminuisce il volume plasmatico provocando un esaurimento da calore e un innalzamento della temperatura corporea esponendo l’organismo al colpo di calore.
Non si esce sotto il sole senza cappello, abiti larghi e leggeri di colore bianco o chiaro, che riflettono meglio i raggi del sole rispetto a quelli scuri.
La dieta leggermente più saporita darà la preferenza a frutta fresca e verdura per il loro contenuto di acqua e sali minerali; saranno invece da evitare i cibi grassi che aumentano l’apporto calorico.
Mantenersi ben idratatati prima, durante e dopo l’attività sportiva.
Il consumo di bevande alcoliche e super-alcoliche sarà evitato a pranzo nei giorni di caldo.
L’obeso dovrà iniziare una dieta dimagrante, se non la sta facendo già, perché rischia tre volte di più il colpo di calore.
Il cardiopatico farà una visita cardiologica all’inizio della stagione calda perché, forse gli verrà diminuita la posologia del suo diuretico o aumentata quella del suo betabloccante, per esempio.
Un’attenzione molto accurata deve essere portata ai bambini, ancora di più se soffrono di patologie croniche.
Il bambino piccolo è molto esposto al colpo di calore perché il suo sistema nervoso ed in particolare quello della termoregolazione è ancora immaturo e anche perché la sua superficie corporea, che permette la traspirazione è più ridotta.
Non far uscire un bambino nelle ore più calde (dalle 11 alle 17).

Esporre il bambino al sole diretto solo dopo l’anno di vita e con prudenza con creme solari ad alta protezioni per evitare ustioni.
I raggi solari sono utili per la produzione della vitamina D ma l’esposizione deve essere molto graduale.
La testa dei bambini dovrà essere spesso bagnata, dovranno essere poco coperti con indumenti leggeri, chiari, larghi di cotone o lino.
Aumentare l’apporto idrico e rinfrescare tutto il corpo con una doccia o con un bagno.
Per chi sa di doversi esporre, per sport o per lavoro a queste condizioni climatiche estreme, è consigliato l’acclimatazione progressiva da una a due settimane in un ambiente caldo con 1h a 2 h di esercizio fisico al dì con aumenti di intensità giorno dopo giorno.
L’acclimatazione aumenta la perspirazione e diminuisce il contenuto in elettroliti del sudore e quindi riduce il rischio di sviluppare una patologia da calore.
Come direbbe LA PALISSE la migliore delle prevenzione è non esporsi al caldo, quindi avere aria condizionata nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro… ma non è sempre possibile.

BIBLIOGRAFIA
LISSOWAY J.B. et al. Novel Application of Chemical Cold Packs for Treatment of Exercise-Induced Hyperthermia: A Randomized Controlled Trial. WILDERNESS & ENVIRONMENTAL MEDICINE, 2015; 26: 173–179.
MALLARD M. Secours et Prévention en Spéléologie. 1985, Thése de doctorat en Médecine, Univ. Lille, France.
TANEN D. Heatstroke. Manuale MSD, Professional version, 2017, Kenilworth, USA.
WWW. OSPEDALEBAMBINOGESU.IT

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COME EVITARE LE PUNTURE DI ZANZARE E PAPPATACI

Luglio 15th, 2019 Posted by Blog, News 0 thoughts on “COME EVITARE LE PUNTURE DI ZANZARE E PAPPATACI”

Dott. Michel MALLARD medico-chirurgo omeopata ed aromaterapeuta
FERMO (AP) Tel . : 3405023405

 

Questa fastidiosa zanzara femmina sa perfettamente come fare per toglierti la pace: dal rumore di notte che ti impedisce di dormire alla puntura con la sua proboscide seghettata e appuntita che da prurito e agitazione e poi alla reazione allergica più o meno estesa alla saliva anestetizzante e anticoagulante, fino all’infezione se non hai resistito a grattarti.

La zanzara è considerata l’animale più letale del mondo per l’uomo!

Infatti il principale problema delle zanzare è la loro capacità di trasmettere direttamente nel sangue numerosi infezioni virali, batteriche e parassitarie.

Abbiamo anche il problema delle punture di pappataci.

I flebotomi o pappataci sono piccoli insetti ematofagi di 2-3 mm di lunghezza, con grandi ali, zampe fini e ricoperte come tutto il corpo di una leggera peluria.
Assomigliano alle zanzare, non solo fisicamente ma anche per le loro abitudini notturne e la loro predilezione per le zone calde e umide.
Molto conosciuta per chi viaggia nei paesi subtropicali è la malaria o paludismo, malattia generata nell’uomo dal protozoo Plasmodium falciparum, trasmessa dalle zanzara del genere Anopheles.

I nostri nonni o bisnonni, se la ricordano, perché è stata eradicata dall’Italia, solo intorno agli anni cinquanta, ed è stato un medico italiano, Giovanni Maria Lancisi ad intuire il coinvolgimento delle zanzare nella sua diffusione.

Ma la prova del nove è stata fatta da Alphonse Laveran per la quale ha ottenuto il Premio Nobel per la Medicina nel 1907.

Oltre la classica malaria, le puntura di zanzare nelle zone tropicale e sub tropicale possono provocare la febbre dengue e le infezioni da virus Chikungunya, TBE, Zika, ma anche trasmettere dei parassiti come la filaria (dirofilaria repens e dirofilaria immitis in Italia, che possono infestare i cani).

Invece il pappataceo o flebotomo (Phlebotomus perniciosus i , in Italia) trasmette la leishmania che colpisce il cane e l’uomo.

Qui in Italia abbiamo una sessantina di specie di Culicidae delle 3000 presenti nel mondo, ma il cambiamento climatico fa sviluppare anche da noi alcune specie di zanzare, assenti fino agli anni novanta;

per esempio: Aedes albopictus, la ormai ben conosciuta e aggressiva zanzara tigre, importata dall’Asia negli anni 90’ e riconoscibile alle sue strisce bianche su fondo nero, che colpisce durante il giorno (ore pomeridiane) al contrario di Culex pipiens, la classica zanzara comune, di colore marroncino che punge dalla sera al mattino presto o ancora di Ochlerotatus caspius, la zanzara detta di “risaia” più frequente nella campagne umide, di colore marrone, leggermente striata, che cerca il sangue solo nelle ore serale.

UN VERO PROBLEMA DI SALUTE PUBBLICA

Queste zanzare sono anche capaci di diffondere in Italia i virus esotici portati dai viaggiatori di ritorno dai paesi tropicali;
per esempio i 200 casi di febbre Chikungunnya in 2007 attraverso le punture di Aedes albopictus d’un viaggiatore di provenienza dall’India o ancora il West Nile virus propagato da Culex pipiens.

Allo stesso modo la dengue è stata trasmessa in Francia nel 2015 e in Spagna nel 2018.

In questi ultimi anni, la scoperta di arbovirosi in Europa, come quella da virus Zika, trasmesse dalle zanzare o ancora il virus Toscana trasmesso dai pappataci e responsabile di meingo-encefalite, ha innescato un piano sanitario di Sorveglianza e controllo delle zanzare autoctone e invasive.

A proposito si può consultare online il “Manual on prevention of establishment and control of mosquitoes of public health importance in the WHO European Region (with special reference to invasive mosquitoes)”, vera e propria guida pratica sul controllo di Culicidi di interesse sanitario.

La strategia per evitare le punture di zanzare e le loro conseguenze è una combinazione di misure, sia al livello pubblico che individuale

Non mi fermerò all’uso di insetticidi chimici di sintesi, perché sono anche tossici su numerosi specie animali compreso i mammiferi.

Quando sono utilizzati per motivo di urgenza di Sanità Pubblica, è fondamentale evitarne la contaminazione degli alimenti, delle persone e e degli animali domestici.

Gli insetticidi chimici di sintesi non hanno specificità e quindi uccidono tutti gli insetti, compressi quelli che si nutrono di larve di zanzare come i coleotteri acquatici carnivori, le cimici d’acqua (notonecta), le larve di libellula e le Chaoboridae.

Lo sviluppo della lotta batteriologica contro le larve di zanzare dovrebbe diminuire il ricorso agli insetticidi chimici.

Questi batteri come Bacillus thuringiensis israelensis, Lysinibacillus sphaericus e Saccharopolyspora spinosa polverizzati nei posti dove può stagnare l’acqua, uccide le larve di zanzare con le loro batteriocine.
Essendo specifica sulle zanzare, questa tossicità non danneggia le altre specie animali, permettendo di usarle vicino le scuole ed altri luoghi pubblici frequentati.

Un altro batterio molto importante nel blocco delle epidemie virale trasmesse dalle zanzare (dengue, chikungunya, Zika) è il batterio Wolbachia presente nel 40% di tutte le specie di insetti e innocuo per l’uomo.
Lo studio in corso consiste a infestare le zanzare Aedes Aegypti con il batterio Wolbachia per blocare la diffusione del virus Zika.

 

EVITARE I RISTAGNI

Non lasciamo i giro contenitori di acqua stagnante dove le zanzare possono deporre le uova permettendo la proliferazione delle larve.
Nel caso in cui si può fare a meno di sotto vasi, l’introduzione di filo di rame renderà l’ambiente ostile allo schiudersi delle uova.
Le uova di Aedes deposti nell’acqua in autunno, resistono anche al secco fino alle prime piogge primaverili.

L’acqua deve essere abbastanza sporca di detriti vegetali e microorganismi per nutrire le larve, quindi la vostra piscina non è un luogo a rischio, è troppo pulita per permettere lo sviluppo delle larve di zanzare;
invece l’acqua salata delle lagune vicino al mare non le ferma!

 

I MEZZI MECCANICI

Dall’Egitto dei Faraoni, il più antico ed molto efficace mezzo è la zanzariera che evita proprio di entrare in contatto con le zanzare e i pappataci a l’interno delle abitazioni.
E anche d’aiuto il ventilatore, che rende difficile la localizzazione delle prede, in quanto, muovendo l’aria, crea un mescolamento degli odori.

I ciclisti e i corridori non sono punti dalle zanzare perché il loro volo non supera i 3,2 km/h di velocità.

E meglio vestirsi di bianco o con colori chiarissimi: gli insetti che pungono preferiscono i colori scuri.

Sconsiglio il fulminatore elettrico con lampada UV che attira gli insetti, perché uccide tutti gli insetti tranne le zanzare (1 per 100), perché sono attirati più dall’odore del nostro sudore e dal contenuto dell’aria espirato che dalla lampada elettrica blu.

 

I REPELLENTI A BASE DI OLI ESSENZIALI

D’estate, la sera, è piacevole fare cena all’aperto proprio quando il rischio di essere punti è massimo!
Allora la soluzione è il repellente che si spalma o si polverizza sulle parti scoperte della cute ogni 2 ore per dissuadere questi insetti a prenderci come prede.

Per evitare l’intossicazione da prodotti chimici, la mia scelta ricade sui prodotti naturali aromatici: gli oli essenziali che hanno un odore forte e sgradevole per le zanzare.

A proposito di odori, è meglio evitare profumi e dopobarba che abbiano profumo di fiori poiché sono molto graditi a loro.

Di seguito trovate due soluzioni, una spray in soluzione alcoolica da spruzzare sulle parte scoperte e sui i vestiti leggeri che possono essere attraversati dalla puntura dell’insetto e un’altra in soluzione oleosa da spalmare sulla cute.
La seconda è un po’ più efficace, perché gli oli scelti per sciogliere gli oli essenziali sono anche repellenti.
La soluzione alcoolica può anche essere spruzzata nell’aria, direttamente su tende ed indumenti o con l’aiuto di un diffusore di aromi.

Per precauzione, queste due formule non sono da usare in gravidanza e sui i bambini al di sotto dei 6 anni di età.
Dopo il terzo mese di gravidanza e per i bimbi al di sotto dei 6 anni, si può usare come olio essenziale repulsivo delle zanzare: l’O.E. Eucalyptus citriodora.

Sono da usare all’ombra o la sera (ora di predilezione dell’attacco da zanzare e pappataci), per evitare reazioni foto sensibilizzanti al sole.
Si consiglia di non superare le 3 applicazioni al giorno.
Alcuni composti naturali di questi oli essenziali possono essere a rischio di allergie in soggetti sensibili; come regola generale, fare sempre un test allergenico sul gomito, più ore prima di utilizzarlo.

 

PREPARAZIONE OLEOSA REPELLENTE E INSETTICIDA DI OLI ESSENZIALI

Olio Essenziale di Cryptomeria japonica (Cedro rosso del Giappone) 0.5 ml
Olio Essenziale di Cymbopogon winterianus (Citronnella di Java) 1 ml
Olio Essenziale di Pelargonium graveolens (Geranio Bourbon) 1 ml
Olio Essenziale di Lavandula angustifolia (Lavanda Fine) 1 ml
Olio Essenziale di Pimenta racemosa (Legno d’India ct girofle) 0.5 ml
Olio Vegetale di Carapa guianensis Aubl. (Andiroba) 20 ml
Olio Vegetale di Azadirachta indica (Neem)* 12 ml
Olio Vegetale di Calophyllum inophyllum (Tamanu) 24 ml
Olio Vegetale di Albicocco 144 ml

*L’olio di Neem, ricavato dai semi di Azadirachta indica, originario dell’India, è più efficace che il dietiltoluamide (DEET), secondo il National Institute of Malaria Research of India.

 

 

PREPARAZIONE REPELLENTE E INSETTICIDA IN SPRAY DI OLI ESSENZIALI

Olio Essenziale di Cryptomeria (Cedro rosso del Giappone) 0.5 ml
Olio Essenziale di Cymbopogon winterianus (Citronnella di Java) 2.5 ml
Olio Essenziale di Pelargonium graveolens (Geranio Bourbon) 2 ml
Alcool Etilico a 70° o vodka 200 ml

 

ALTRI REPELLENTI

sono molto utili le candele alla citronella, i braccialetti antizanzara e i vasi di fiori alle finestre (gerani, citronella, lavanda, menta, rosmarino, cedronella canariensis, melissa, calendula, timo, basilico, eucalipto, calendula).

Alla finestra, si possono anche posizionare dentro delle ciotole altri repellenti della nonna: fette di cipolla e chiodi di garofano o ancora, aceto di vino e fette di limone.

Per chi ha un giardino, si consiglia di piantare la Catambra, pianta della famiglia delle bignogniacee, particolarmente ricca in catalpolo, potente repellente anti zanzare.

Si può anche sfregare la cute direttamente con delle foglie di piante repellenti come : la salvia, l’artemisia, la lavanda, l’assenzio, il bergamoto, la comptomia e l’ananas, ma l’effetto dura solo un’ora.

 

PESCI , RANE E RAGNI

I fortunati possessori di giardino possono anche mettere una vasca con fontana abitata da pesci rossi o di gambusie ghiotti di uova e larve, ma anche di rane.

Questa soluzione ecologica è stata usata spesso per limitare la diffusione della malaria in molte zone paludose del mondo, anche in Italia negli anni 20.
Se le zanzare non sano state consumate nella vasca, ci penseranno i ragni delle paludi, i Dolomedes cacciatori notturni sia alla superficie dell’acqua che sulla terra d’intorno o ancora la Lycosa tarantula pugliese.
Se questi predatori di terra non le hanno fermate, saranno altri ragni che le intrappoleranno nelle loro rete sospese in aria, sia sulle piante che nelle abitazioni.

 

PIPISTRELLI

Si mette una bat-box a 4 m di terra a una pianta della zona tranquilla e non illuminata del giardino, verso aprile, quando il pipistrello esce dal letargo.
Basta che la casetta gli piaccia, poi penserà lui a prepararsi le sue cene a base di zanzare.

 

TRAPPOLE PER ZANZARE

Il principio è di attirare le zanzare con l’anidride carbonica.
La strutture della trappola può essere una bottiglia di plastica tagliata in due, con la parte superiore capovolta sulla parte inferiore.
La fabbricazione del CO2 sarà una soluzione di zucchero nell’acqua calda, completata di lievito di birra quando la soluzione è raffreddata.
La reazione biochimica produce CO2 che attira le zanzare nella bottiglia rivestita di scuro per impedire loro di uscire.

 

OMEOPATIA PREVENTIVA

Ledum palustre 5 CH (Rodendodron tomento sum) 3 granuli sublinguali tre volte al dì, rende l’odore del nostro sudore sgradevole per le zanzare.

UNA CURIOSITÀ DA CONFERMARE: LO ZINCO

Non attiriamo ugualmente le zanzare.
Secondo Jerry Butler, dell’Università della Florida, solo una persona su dieci, è particolarmente suscettibile all’azione delle zanzare.
Perché alcuni persone non sono punte?
Sembra che la carenza di zinco faciliterebbe l’attacco delle zanzare!
Ancora tutto da provare.
Comunque si può fare il dosaggio serico ed integrarlo con prescrizione medica in caso di bisogno.

I GRUPPI SANGUINI

L’uomo avrà anche imparato a proteggersi delle punture attraverso il suo periplo dalle sue origine: le mutazioni hanno permesso all’uomo di essere meno punto dalle zanzare.
Le persone caratterizzate dal gruppo sanguigno O (primo gruppo sanguigno a comparire sulla terra) vengono attaccate 50% di più di quelle del gruppo A, mentre quelli del gruppo B non interessano i culicidi.

COMPOSIZIONE METABOLICA DEL SANGUE

Le zanzare preferiscono alte concentrazioni nel sangue di colesterolo, trigliceridi, acido lattico e acido urico.

MODIFICARE L’APPETITO DELLE ZANZARE

Leslie B. Vosshall et all. della Rockfeller University New York hanno dimostrato che le zanzare Aedes aegypti sono stimolate a pungere quando il sudore dell’uomo contiene il neuro peptide Y (NPY), un neuro mediatore potentissimo induttore del senso di fame.
Invece i fattori anoressizzanti come la leptina ha anche un effetto sopressivo dell’appetito degli insetti.
Studiando sulle specie Culicidae i recettori di questi neurotrasmettori, sono riusciti ad evidenziare il NPY-like receptor 7 e le molecole in grado di bloccarlo.

Solo 6 molecole bloccano l’appetito delle zanzare:

sono i 6 farmaci usati nel trattamento dell’obesità umana per il controllo neuroendocrino dello stimolo dell’appetito.
L’applicazione di queste molecole sarebbe stato un enorme strage sulla salute pubblica.
Proseguendo queste ricerche, nel 2017 Laura Duvall è riuscita ad isolare un unico composto anti-fame riconosciuto dai recettori NPYLR7 delle zanzare ma non dai nostri omologhi umani: il composto 18.
Aspettiamo la fine dei test di innocuità per la sua messa a disposizione sul mercato.

 

UN REPELLENTE CHE SI CONSUMA

Dall’origine dell’umanità, le punture di insetti sono stati un problema.
I Maya consumavano quantità importante di peperoncino (ricco di vitamina B e C) per tenere lontano le zanzare.
Per lo stesso motivo l’aglio, che contiene l’allicina (repellente riconosciuto) è consumato da secoli.

La tiamina o vitamina B1 secreta anche nel sudore (perché idrosolubile) ha un odore impercettibile all’uomo che allontana le zanzare.
Introdotta dall’alimentazione, la vitamina B1 si trova naturalmente nei cereali integrali, nel lievito di birra, nel fegato, negli asparagi, nei cavoli e nell’uova.
Attento all’alcol che ne diminuisce l’assorbimento!
Aiuterebbe anche la vitamina C, presente negli agrumi, kiwi, lamponi, more e peperoni.

 

EVITARE IL CONSUMO ECCESSIVO DI BIRRA

Nonostante il suo lievito ricco di B1, la birra piace alle zanzare;
nel senso che i bevitori di 1 litro di birra hanno un odore di alcol dell’aria espirato ed una sudorazione peculiare gradevole ai ditteri Anopheles gambie (Centro di Ricerca IRD di Montpellier) e meno riflessi per difendersi.

Spero troverete utili i miei consigli e le sue applicazioni…

Se doveste avere dei suggerimenti naturali, efficaci, che non ho menzionato, scrivetemeli pure nei commenti!

Dott. Michel Mallard

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L’OZONOTERAPIA NELLA CURA DELLA FIBROMIALGIA – Revisione Sistematica

Maggio 23rd, 2019 Posted by Blog, Patologie 0 thoughts on “L’OZONOTERAPIA NELLA CURA DELLA FIBROMIALGIA – Revisione Sistematica”
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GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA MEDICINA OMEOPATICA

Aprile 4th, 2019 Posted by Eventi 0 thoughts on “GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA MEDICINA OMEOPATICA”

In occasione della giornata internazionale della medicina omeopatica, il Dr Michel MALLARD medico-chirurgo omeopata  riceverà gratuitamente mercoledì 10 aprile 2019.
Per appuntamento telefonare al  340 5023405

OMEOPATIA

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ATTIVITA ANTI-INFLUENZALE DELL’AROMATERAPIA

Gennaio 12th, 2019 Posted by Blog, News 0 thoughts on “ATTIVITA ANTI-INFLUENZALE DELL’AROMATERAPIA”

Dott. Michel MALLARD medico-chirurgo aromaterapeuta
Tel. 340.5023405

L’aromaterapia è usata da tanti secoli da numerosi medici del pianeta, in particolare per le proprietà anti batteriche e antivirali di diversi oli essenziali.

In caso di epidemia influenzale, oltre le classiche e fondamentali raccomandazioni igieniche, l’aromaterapia è un’arma efficace sia preventiva che curativa.

L’hanno dimostrato scientificamente diversi laboratori di ricerca in microbiologia e immunologia, insieme ai studi clinici :

Selvarini Vimalanathan e James Hudson del Dipartimento di Patologia Medica dell’Università de Vancouver, Canada, hanno evidenziato che, in fase di vapore Citrus bergamia, eucalipto globulo e i composti isolati citronellolo ed eugenolo erano molto attivi contro il virus dell’influenza a seguito di esposizioni di soli 10 minuti.

Pelargonium graveolens,Cinnamomum zeylanicum, Cymbopogon flexuosus erano essi stessi molto attivi con 30 minuti di esposizione.

Allo stato liquido, Cinnamomum zeylanicum, Citrus bergamia, Cymbopogon flexuosus e Thymus vulgaris hanno un’attività inibitoria al 100% a concentrazione di 3,1 microlitri / ml.
In queste condizioni i vapori non hanno mostrato effetti avversi sulle cellule epiteliali.
Questo suggerisce che questi oli, allo stato di vapore potrebbero essere potenzialmente utili nella terapia influenzale.

L’effetto antivirale proviene dall’inibizione dell’attività dell’emoagglutina (HA), proteine di superficie del virus dell’influenza.

Shuhua Wu del Reparto di Pneumologia dell’Ospedale della Soochow University (Suzhou,Jiangsu, PR China), Krupa B Patel, Leland J Booth, Jordan P Metcalf e Wenxin Wu del Reparto di Pneumologia della Facoltà di Medicine dell’Università di Oklahoma City (USA) e , Hsueh-Kung Lin del Dipartimento di Fisiologia dell’Università di Oklahoma City (USA) in collaborazione con il Dipartimento di Microbiologia ed Immunologia dell’Università di Oklahoma City (USA), hanno dimostrato che l’infettività del virus dell’influenza PR8 in vitro è soppressa dal trattamento con olio essenziale in modo dose-dipendente, attraverso l’inibizione dell’attività delle proteine virale NP e NS1.

A. Garozzo ,R. Timpanaro , B. Bisignano , P.M. Furneri , G. Bisignano e A. Castro del Dipartamento di Microbiologia e Scienze Ginecologiche dell’Univerità di Catania (Italia) hanno scoperto che l’attività antivirale nei confronti del virus dell’influenza PR8 dell’olio essenziale di Melaleuca alternifolia è principalmente attribuita a un componente specifico : il terpinen-4-olo.

Erhardt C. et al. hanno dimostrato che un estratto ricco di polifenoli (CYSTUS052) proveniente dalla pianta mediterranea Cistus incanus esercita una potente attività anti-influenza nelle colture cellulari A549 o MDCK infettate con prototipi di ceppi di influenza aviaria e umana di diversi sottotipi.

Alla dose efficace di 50 microg / ml l’estratto non mostra evidenti effetti nocivi sulla vitalità cellulare, sul metabolismo o sulla proliferazione, che è coerente con il fatto che questi estratti di piante sono già usati nella medicina tradizionale nell’Europa meridionale per secoli senza alcuna complicanza riportata.

I virus non hanno sviluppato resistenza a CYSTUS052 rispetto all’amantadina che ha portato alla generazione di varianti resistenti dopo solo pochi passaggi. A livello molecolare, l’effetto protettivo di CYSTUS052 sembra essere principalmente dovuto al legame dei componenti polimerici polifenoli dell’estratto alla superficie del virus, inibendo così il legame dell’emoagglutinina ai recettori cellulari.

Hayashi K. et al. hanno scoperto che la trans-cinnamaldeide, uno dei principali costituenti dell’olio essenziale dalla corteccia di Cinnamomi inibisce la crescita del virus dell’influenza PR8 in vitro e in vivo, attraverso l’inibizione dell’adesione delle proteine virale ai recettori cellulari.

La mancanza di tossicità e la potente attività inibitoria virale suggeriscono che l’aromaterapia può essere utile come possibile terapia antivirale per il controllo e il trattamento dell’infezione da virus dell’influenza.

 

Bibliografia:

Selvarini Vimalanatan, James Hudson . Anti-influenza activity of essentials oils and vapors. Am. J. Ess. Oils and Nat. Prod., 2014,2(1);47-53.
Shuhua Wu, Krupa B Patel, Leland J Booth, Jordan P Metcalf, Hsueh-Kung Lin, Wenxin Wu. Protective essential oil attenuates influenza virus infection: An in vitro study in MDCK cells. BMC Complement Altern Med. 2010; 10: 69.
A. Garozzo ,R. Timpanaro , B. Bisignano , P.M. Furneri , G. Bisignano e A. Castro. In vitro antiviral activity of Melaleuca alternifolia essential oil. Appl. Microbiol., 2009, dicembre, 49, 6:806-808.
Ehrhardt C. et al. A polyphenol rich plant extract, Cystus052, exerts anti influenza virus activity in cell culture without toxic side effects or the tendency to induce viral resistance. Antiviral Res. 2007, oct;76(1):38-47.
Hayashi K. et al. Inhibitory effect of cinnamaldehyde, derived from Cinnamomi cortex, on the growth of influenza A/PR/8 virus in vitro and in vivo. Antiviral Res. 2007 Apr;74(1):1-8.

OSSIGENO-OZONOTERAPIA: applicazioni terapeutiche

Novembre 27th, 2018 Posted by Blog, News 0 thoughts on “OSSIGENO-OZONOTERAPIA: applicazioni terapeutiche”

Dott. Michel MALLARD medico-chirurgo esperto in ossigeno-ozonoterapia
Fermo (FM) Tel : 340 5023405

Estratto principalmente dalla Consensus Conference del 3 febbraio 2018 tenuta a Roma dalla Nuova F.I.O. : “Linee guida e buone pratiche in ossigeno-ozonoterapia”.

Le patologie sensibili al trattamento con ossigeno-ozono possono essere classificate in tre categorie secondo la Medicina Basata sulle Evidenze (EBM) 1 2 3 4 5 :

Evidenza di tipo A:

basata su revisioni sistematiche con trials controllati randomizzati o revisioni sistematiche con omogeneità di studi di coorte oppure revisioni sistematiche con omogeneità di studi caso-controllo .

  • Malattie della colonna vertebrale : discopatie, protrusioni discali, ernia discale, sindrome delle faccette articolari.⁷ ¹⁰ ‾ ³⁴ ⁵³ ⁵⁴ ⁵⁵ ⁶³ ⁷⁹ ⁸³ ⁸⁴ ⁸⁵ ⁹⁰ ¹⁶⁸ ¹⁶⁹ ¹⁷⁰
  • Malattie del ginocchio : gonartrosi e condromalacia rotulea.⁸ ⁹ ³⁵ ³⁶ ¹⁰⁵

Evidenza di tipo B:

basata su trials controllati randomizzati individuali o studi di coorte oppure studi di caso-controllo. ³⁷

  • Patologie ortopediche: tendinopatie, osteoartrite localizzata, sindromi canalicolari degli arti.⁶ ⁸⁰ ⁸⁵ ⁸⁹ ⁹⁰ ⁹⁴ ¹⁴⁷ ¹⁶⁵
  • Ulcere cutanee⁴⁸ ⁵⁶ ⁸⁸ ⁹³ ¹⁴⁰ ¹⁴² ¹⁶³ e ustioni ⁹⁷.
  • Piede diabetico.³⁸ ⁴³ ⁴⁵ ⁸⁶ ¹⁵⁹
  • Malattie infettive cutaneo-mucose acute o croniche causate da batteri, virus e funghi.⁴⁹ ⁵⁰ ⁵² ⁵⁸ ⁵⁹ ⁶⁰ ⁸² ⁸⁸ ¹³⁸
  • Ischemia degli arti.⁴⁴ ⁴⁶ ⁴⁷ ⁸⁶ ⁹² ⁹³
  • Ipoacusia improvvisa neurosensoriale. ⁴⁰

Evidenza di tipo C:

basata su opinioni di esperti senza valutazioni critiche esplicite, o su case report o su la fisiologia o le ricerche di laboratorio oppure sull’epidemiologia descrittiva. ⁵ ⁶⁹ ⁸⁶ ¹⁰⁶ ¹⁰⁷ ¹¹⁰ ¹¹⁷ ¹¹⁸ ¹²³ ¹⁴⁵ ¹⁴⁶ ¹⁵² ¹⁵³ ¹⁵⁵ ¹⁶⁰ ¹⁷³

  • Oncologia. L’ozonoterapia, associata alla terapia convenzionale, può diminuire gli effetti collaterali della terapia oncologica, accelerare e migliorare i risultati. Pertanto, l’ossigeno-ozono è da considerarsi terapia di supporto. ¹⁰⁸ ¹⁰⁹ ¹¹¹ ¹¹³ ¹¹⁴ ¹¹⁵ ¹¹⁶ ¹²⁰ ¹²¹ ¹²² ¹²⁴ ¹²⁵ ¹²⁸ ¹²⁹ ¹³⁰ ¹³¹ ¹³² ¹³³ ¹³⁴ ¹⁴³ ¹⁴⁸ ¹⁴⁹ ¹⁵⁰ ¹⁶⁷
  • Sepsi grave e disfunzione multi organo.³⁹ ⁵¹ ¹⁵⁴
  • Urologia:
  • Infezioni delle vie urinarie. ⁴¹ ¹³⁶
  • Cistite interstiziale. ¹⁰³
  • Iperplasia Benigna della Prostata.¹⁰⁴
  • Insufficienza renale.¹⁶⁶
  • Ginecologia: Vaginite. ⁵⁹
  • O.R.L.:
  • Otite media acuta e cronica. ⁶⁰ ⁶¹
  • Acufeni. ⁷¹
  • Terapia del dolore: Sindromi dolorose quali emicrania e fibromialgia.⁷⁶ ⁷⁸ ⁸⁶ ⁸⁹ ⁹⁰ ⁹³ ⁹⁴
  • Patologie croniche degenerative con stress ossidativo. ⁸⁶ ¹³⁵ ¹⁵⁸ ¹⁵⁹ ¹⁶¹
  • Diabete.³⁸ ⁴³ ⁴⁵ ¹⁴⁰ ¹⁵⁸ ¹⁵⁹ ¹⁶¹ ¹⁶²
  • Malattie autoimmuni ⁹¹: sclerosi multipla ¹⁴⁴, artrite reumatoide ⁶⁶ ⁸⁵, malattie infiammatorie croniche intestinali, sindrome di Raynaud, psoriasi ⁹⁵.
  • Deficit in Immunoglobuline A ¹⁷²
  • Epato Gastro Enterologia:
  • Malattie del fegato⁹⁴ ⁹⁹ : epatite A¹⁰¹, B¹⁶⁴, C. ¹⁰⁰
  • Malattia infiammatoria cronica dell’intestino. ⁶⁷
  • Aterosclerosi e ischemia distrettuale. ⁸⁶ ⁹² ⁹³ ⁹⁴ ⁹⁸ ¹⁰² ¹¹² ¹¹⁹ ¹⁴¹ ¹⁵⁶ ¹⁵⁹
  • Oftalmologia ⁶⁸ : retinopatia diabetica, degenerazione maculare senile ⁸⁷ ⁹² ⁹⁴ ¹²⁶, retinite pigmentosa, glaucoma cronico.
  • Neurologia:
  • Demenza senile, malattia di Alzheimer.⁷⁰ ⁷⁵ ⁹⁴
  • Sindrome da fatica cronica. ⁷² ⁹³
  • sclerosi multipla ¹⁴⁴
  • Ictus cerebrale
  • Malattie polmonari quali enfisema, fibrosi polmonare, sindrome da distress respiratorio acuto, BPCO, Asma bronchiale.⁶² ¹⁵¹
  • Patologie ortopediche:
  • Neuroma di Morton. ⁸¹
  • Sindrome del Tunnel Carpale. ⁸⁵ ¹³⁷
  • Osteonecrosi ¹²⁷, osteomielite protesica ¹³⁹
  • Cellulite: Panniculopatia edemato-fibrosa .⁵⁷ ⁹² ⁹³ ⁹⁶
  • Odontostomatologia: Trattamento della carie ed altri disturbi a livello dentale e A.T.M. .⁴² ⁵⁰ ⁶⁴ ⁶⁵ ⁷³ ⁷⁴ ⁷⁷

Bibliografia :
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ANALISI DEL MICROBIOTA INTESTINALE

Ottobre 16th, 2018 Posted by Blog, News 0 thoughts on “ANALISI DEL MICROBIOTA INTESTINALE”

È l’analisi delle feci che rivela precisamente la composizione batterica della nostra flora intestinale.
Sappiamo già da tanto tempo che la flora intestinale contribuisce in modo significativo allo stato di salute dell’ospite.

Il microbiota esiste in equilibrata omeostasi con l’organismo umano ¹⁹ e ha un ruolo determinante nella nutrizione¹⁸, nel metabolismo energetico e nello sviluppo del sistema immunitario dell’ospite²⁰.

Tra le numerose funzioni svolte dal microbiota, ricordiamo in particolare:

• La protezione contro i batteri patogeni per effetto barriera e per attività battericida tramite la secrezione di batteriocine.

• La competizione con altre forme microbiche per i loro nutrienti (prebiotici) e per l’adesione alle proteine dell’ospite (collagene, fibrinogeno,…).

• L’azione favorente la digestione degli alimenti e l’assorbimento dei nutrienti. In particolare, alcuni specie batteriche hanno un’attività proteolitica in grado di degradare le proteine alimentari, ma un eccesso può portare alla produzione di sostanze in grado di interferire con il metabolismo energetico²⁸ ²⁹.

• L’attività mucolitica dello strato mucoso che riveste nel lume la parete intestinale permette il rinnovo della mucosa, ma un eccesso di questa attività può favorire il danneggiamento della mucosa stessa.

• La fermentazione di carboidrati (meteorismo se eccessiva) e la sintesi di acidi grassi a catena corta (acetato, butirrato e propinato) importante per il corretto funzionamento del sistema immunitario e del metabolismo energetico.

• La produzione di lattato importante per il mantenimento di un corretto pH nel tratto intestinale.

• La degradazione di xeno biotici.

• La sintesi di vitamine (gruppo B e vitamina K).

• La stimolazione e la modulazione del sistema immunitario intestinale (GALT)³⁰. I lipopolisaccaridi (LPS) dei batteri GRAM negativi sono tossici se eccessivi (fattore di rischio per diverse patologie) ma sono importanti in piccola quantità per educare e stimolare il sistema immunitario.

• Un eccesso di produzione di H₂S (acido solfidrico) da parte di alcuni enterobatteri (Proteus, Citrobacter) può essere un fattore di rischio perché favorisce l’infiammazione e la permeabilità intestinale.

L’equilibrio qualitativo / quantitativo tra i microorganismi intestinali viene definito eubiosi; invece lo squilibrio viene definito disbiosi.

In questo caso troviamo un eccessiva presenza di forme patogene abituali o di altre forme che normalmente non fanno parte del microbiota, quali Candida albicans (disbiosi micotica), Lamblia, Giarda, batteri (come salmonella, shigella, clostridium difficile, clostridium perfringens,…) o virus.

È stato scoperto che uno squilibrio della composizione quali-quantitativa della composizione batterica intestinale, è in forte correlazione con numerosi patologie:
allergia¹, ipertensione arteriosa², steatosi epatica³, obesità⁴, diabete⁵, ipercolesterolemia, sindrome metabolica⁵, diarrea da antibiotici, anche da Clostridium difficile, diarrea microbica o virale, colon infiammato⁶(IBD), colon irritabile⁷(IBS), sindrome da alterata permeabilità intestinale (leaky gut syndrome), enterocolite⁸, dispepsia, gastriti da Helicobacter Pylori, carcinoma colon-retto⁹, malattie autoimmune¹⁰, infiammazione cronica sistemica di basso grado²² (LGI, Low Grade Inflammation), candidosi vaginali ricorrenti, flogosi recidivanti delle prime vie aree e delle vie urinarie, cistiti, depressione nervosa¹¹, ecc.

Numerose sono le cause dell’alterazione qualitativa e quantitativa del microbiota: antibiotico-terapia, infezioni e infestazioni intestinali (da batteri, parassiti, funghi e virus), farmaci (immunosoppressori,inibitori di pompa protonica, corticoterapia, anticoagulanti orali, ec.), dieta incongrua con carenze in prebiotici o eccessiva in carboidrati (nella disbiosi fermentativa) o in proteine (nella disbiosi putrefattiva), intolleranze alimentari (lattosio, glutine,…), alterazione della risposta immunitaria, maldigestione da deficit enzimatici biliare e pancreatici, sensibilizzazione (anomala risposta immunitaria verso componenti del microbiota o verso sostanze, come per es. la “Gluten Sensitivity”.

Fino a poco fa, si prescriveva empiricamente dei probiotici, conosciuti come “fermenti lattici”, senza sapere se quello prescritto era quello che mancava o era necessario per il riequilibro del microbiota.

Oggi è possibile conoscere la composizione precisa del microbiota attraverso analisi coltura-indipendenti : 16S rRNA gene microbial profiling¹².
Questa analisi realizzato su un campione di feci definisce con precisione il gruppo batterico mancante per ottimizzare la proposta terapeutica.

Il microbiota varia in base alle scelte dietetiche e allo stile di vita¹³, alle prescrizioni farmaceutiche¹⁴ e ai nutraceutici impiegati¹⁵ .
La sua composizione di base diventa “adulta” dopo il terzo anno di età e si trasforma completamente durante la gravidanza.

L’analisi del microbiota mette in evidenza:

La biodiversità¹⁶ (livello di diversificazione in termini tassonomici dei gruppi batteri presenti).

Più è alto il valore, maggiore è il numero di gruppi batterici diversi.
Esistono tra 15.000 e 36.000 diverse specie batteriche; un individuo può ospitarne da 500 a 1500.¹⁷ ²¹
◦ Un’alta diversità si trova nella stipsi e nella sovra crescita batterica intestinale (SIBO).
◦ Una bassa diversità si trova nell’atopia, la sindrome metabolica, le patologie auto-immune, le malattie infiammatorie croniche intestinali e il carcinoma del colon retto.

L’enterotipo²³ (genere ad abbondanza dominante):

◦ Enterotipo 1 : dominanza dei batteri Bacteroides
◦ Enterotipo 2 : dominanza dei batteri Prevotella
◦ Enterotipo 3 : dominanza dei batteri Ruminococcus

Il rapporto tra batteri Prevotella e batteri Bacteroides²⁴ permette di dedurre se esiste una tendenza alimentare sbilanciata:

◦ Un rapporto alto indica una dieta che privilegia gli alimenti su base vegetale (per es. la dieta vegana).
◦ Un rapporto basso indica una alimentazione di tipo animale.

Il rapporto tra batteri GRAM + e batteri GRAM – permette di dedurre il rischio infiammatorio mediato dai lipopolysaccharidi (LPS)²⁵ che sono delle endotossine della membrana dei batteri GRAM – .

Una grande abbondanza di batteri GRAM negativi è in correlazione con:
• Steatosi ed infiammazione epatica
• Infiammazione peritoneale
• Insulino-resistenza e diabete mellito tipo 2
• Sindrome metabolica
• Patologie infiammatorie del colon (IBD)
• Manifestazione atopiche

Il rapporto tra batteri del phylum Firmicutes e batteri del phylum Bacteroidetes permette di dedurre il tipo di disbiosi (fermentativa o putrefattiva)

◦ Rapporto superiore alla norma nella disbiosi fermentativa e molto alti nell’obesità²⁶
◦ Rapporto inferiore alla norma nella disbiosi putrefattiva

La tassonomia dei phyla permette di dedurre di quanto il paziente si discosta dalla popolazione sana. Nell’intestino di soggetti adulti sani le corrispondenza sono circa²⁷ :

◦ Phylum Bacteroidetes 50-55%
◦ Phylum Firmicutes 40-45%
◦ Phylum Proteobacteria 2-3%
◦ Phylum Actinobacteria 1%

La composizione precisa del microbiota (più di 200 batteri) mette in evidenza l’eventuale assenza di batteri considerati protettivi, probiotici e la presenza di batteri patogeni.
Per esempio:

◦ Nel gruppo dei batteri ritenuti probiotici : Bifidobacterium, Enterococcus, Lactobacillus
◦ Nel gruppo dei batteri ritenuti protettivi : Faecalibacterium contro l’IBD, Christensenella contro l’obesità, Akkermansia contro la sindrome metabolica, Dorea è epatoprotettore
◦ Nel gruppo dei batteri ritenuti patogeni : Enterobacter in causa per cistiti, Helicobacter in causa per gastriti, Campylobacter in causa nella diarrea recidivante e Fusobacterium nucleatum è indicatore di rischio di carcinoma del colon-retto, quindi implica di fare una colono scopia di screening

L’analisi delle co-varianze fornisce un suggerimento terapeutico per riequilibrare le disbiosi osservate attraverso l’analisi del microbiota colonico. Le co-varianze possono essere:

◦ Positive. Significa che l’assunzione del probiotico correlato farà salire il genere batterico corrispettivo in deficit.
◦ Negative. Significa che l’assunzione del probiotico correlato ridurrà il genere batterico corrispettivo in eccesso. Per esempio, enterococcus antagonista Escherichia coli.
Dopo aver confermato le ipotesi diagnostiche o intercettato il rischio che tali patologie si manifestino, questa analisi permette di individuare une strategia terapeutica adattata ad ogni caso.

Sarà composta di:

• Consigli dietetici.

• Valutazione di eventuale iatrogenicità come l’aumento del bacterio streptococcus provocato dal consumo d’inibitore di pompa protonica, l’aumento dei firmicutes provocato dall’aspartam e dagli antidepressivi spiegando l’aumento del peso.

• Probiotici : direttamente se sono in deficit o indirettamente con l’analisi delle co-varianze.

• Prebiotici per favorire lo sviluppo proporzionale dei gruppi batterici secondo la loro specificità di necessità nutritiva (per es. le fibre bifidogenique :Fruttoligosaccaridi FOS, inulina, Galattoligosaccaridi GOS, e le fibre lattogeni che : lattulosio e polidestrosio).
La dose giornaliera non deve essere inferiore a 10 grammi, sono naturalmente presenti nell’alimentazione: ad es. carciofi, finocchi, radicchio, cipolle,aglio, cavolo, broccoli, crauti, asparagi, radice di cicoria, radice di bardana, cacao, tarassaco, legumi, mele, pesche, orzo, crusca di frumento, grano, avena, segale, alghe, radice di yacon, radice di jicama, radice del Konjac, semi di lino, topinambur, porri, banane.

• Antibiotici di sintesi o naturali (aromaterapia) in caso di disbiosi putrefattiva.

• Fitoterapia in quanto alcune piante favoriscono lo sviluppo di certi batteri intestinali. Ad esempio:

– la curcuma fa sviluppare Faecalibacterium prausnitzii quando è scarso, provocando cosi l’aumento della produzione di butirato che ha un’azione anti-infiammatoria.

– la berberina, il tè verde e il rabarbaro fanno sviluppare il bacterio Akkermansia muciniphila (anti obesità).

REFERENCES
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2) Yang T et al. Gut dyssbiosis is linked to hypertension. Hypertension. 2015;65(6):1331-1340.
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4) Stephens RW et al. Gut Microbiota : From Microorganisms to Metabolic Organ Influencing Obesity. Obesity (Silver Spring). 2018;26(5): 801-809.
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11) Stefano GB et al. Gut, Microbiome, and Brain Regulatory Axis: Relevance to Neurodegenerative and Psychiatric Disorders. Cell Mol Neurobiol. 2018;38(6):1197-1206.
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Dott. Michel MALLARD 340 5023405

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TABAGISMO

Settembre 11th, 2018 Posted by Blog, Patologie 0 thoughts on “TABAGISMO”

Dott. Michel MALLARD medico chirurgo specializzato in Agopuntura e in Psicoterapia può aiutarti a risolvere il problema del tabagismo.
Ambulatorio in Corso Cavour, 123 – FERMO (FM) tel: 340 5023405

“Il piacere di non fumare è superiore al piacere di fumare”
Bernard Clavel

 

DEFINIZIONE DI TABAGISMO

Il tabagismo è l’atto di inalare i fumi che derivano dalla combustione delle foglie di tabacco, per una forma di dipendenza e di piacere. Questa inalazione dei fumi avviene anche senza fumare la sigarette, basta essere vicino ai fumatori. Nel 1992 questo fumo passivo è stato considerato carcinogeno umano di classe A dall’Agenzia Statunitense per la Protezione Ambientale; quindi senza livello minimo sicuro di esposizione.

CONSEGUENZE DEL TABAGISMO

Secondo l’OMS il fumo di tabacco rappresenta la seconda causa di morte nel mondo e la principale causa di morte evitabile. Un individuo che fuma per tutta la vita ha il 50% di probabilità di morire per una patologia direttamente correlata al fumo e la sua vita potrebbe non superare un’età compresa tra i 45 e i 54 anni.

 

L’intossicazione tabagica provoca:

• assuefazione al consumo di nicotina con fenomeni di craving e sintomi di astinenza (ansia, rabbia, depressione, difficoltà di concentrazione, impazienza, insonnia);

• danni vascolari, tachicardia, vasocostrizione e aterosclerosi all’origine dell’ipertensione arteriosa, dell’infarto del miocardio, dell’arterite obliterante degli arti inferiori, incidenti vascolari cerebrali (emiplegia, afasia), aneurisma dell’aorta;

• ipossia, dovuta al monossido di carbonio, che desossigena il sangue legandosi con l’emoglobina più facilmente dell’ossigeno, provocando dispnea allo sforzo. Il fumo di 1 pacchetto di sigarette al dì toglie il 10% di ossigeno;

• accelerazione del metabolismo degli estrogeni, quindi il rischio di tromboflebite, aumentato nella donna fumatrice che prende la pillola anti-concezionale;

• danni polmonari, all’origine delle infezioni delle vie respiratorie, della bronchite cronica ostruttiva, dell’enfisema, dell’insufficienza respiratoria (tosse e catarro sono i primi sintomi che incontra il fumatore) e dell’induzione asmatica. L’alterazione della mucosa alveolare diminuisce il passaggio dell’ossigeno tagliando almeno un altro 10% d’ossigenazione;

• danni ORL, perdita dell’olfatto e del gusto, gengivite, ipoacusia;

• danni estetici cutanei, invecchiamento precoce, sviluppo della psoriasi, caduta dei capelli (Jeremy Laurance, The bald facts: Smokers risk hair loss – as well as fatal illnesses, in The Independent, 26 novembre 2007);

• danni oftalmologici, cataratte;

• tumori maligni, del cavo orale, della laringe, dei bronchi, dello stomaco, del seno, del pancreas, dei reni e della vescica. Il fumo è responsabile del 30% di mortalità per cancro. (Stephen S. Hecht, Cigarette smoking: cancer risks, carcinogens, and mechanisms, 10 ottobre 2006);

• danni gastroenterologici, ulcera gastro-duodenale, polipi del colon e del retto;

• perdita di midollo osseo e di cartilagine delle articolazioni, in particolare del ginocchio (Flavia Cicuttini coll, Monash University e del Dipartimento di epidemiologia e medicina preventiva presso l’Alfred Hospital di Melbourne, Australia, effetto delle sigarette su 270 individui di mezza età scelti a caso tra i partecipanti a un grande studio di popolazione, il Melbourne Collaborative Cohort Study, Rheumatology, 2009);

• menopausa precoce;

• disfunzioni erettili e impotenza sessuale, (V. Mirone e altri, Cigarette Smoking as Risk Factor for Erectile Dysfunction: Results from An Italian Epidemiological Study, in European urology, vol. 41, nº 3, 18 aprile 2002, pp. 294-297);

• diminuzione della fertilità (L.S. Mamsen e altri, Cigarette smoking during early pregnancy reduces the number of embryonic germ and somatic cells, in Human Reproduction, vol. 25, nº 11, novembre 2010, pp. 2755-61). Il tabagismo provoca un’alterazione qualitativa e quantitativa della spermatogenesi e abbassa il livello di testosterone;

• 11% degli aborti spontanei (A. Leonardi e Giulia Scavarelli (a cura di), Salute della donna e del concepito: prevenzione dei rischi ambientali e occupazionali , Istituto Superiore di Sanità, 2004;

• ipotrofia fetale se la madre fuma durante la gravidanza (Klein 1993);

• aumento dell’incidenza delle gravidanze extra-uterine e dell’eclampsia;

• raddoppiamento del rischio di morte improvvisa del neonato (Schoendorf);

• vomito e diarrea dal neonato se la madre che allatta fuma più di 20 sigarette al dì;

L’organismo impiega 3 settimane per eliminare completamente la nicotina (Hughes JR, Effects of abstinence from tobacco: valid symptoms and time course , in Nicotine Tob Res, vol. 9, nº 3, 2007, pp. 315–27), ma ci sono altre 4000 molecole nel fumo della sigaretta che necessitano di 15 anni per essere eliminate!

 

TERAPIE PER SMETTERE DI FUMARE

 

“L’alpinista è un uomo che conduce il suo corpo là dove un giorno i suoi occhi hanno guardato.”
Gaston Rebuffat

 

La terapia è l’abbandono del consumo di tabacco e la disintossicazione dai residui tossici rimasti nell’organismo.
Preferisco praticare l’abbandono definitivo piuttosto che lo svezzamento progressivo, che riservo ai pazienti coronaropatici, o ancora le pratiche sostitutive (sigaretta elettronica, patch e gomme alla nicotina), o farmacologiche (vareniclina), che prescrivo ai pazienti forti consumatori non abbastanza motivati, ma costretti a smettere di fumare per gravi motivi di salute.

E’ stato dimostrato (con analisi) che i fumatori che cambiano marca di sigaretta per fumare quelle più leggere, consumano più sigarette o le inalano più profondamente per mantenere lo stesso livello di nicotina nel sangue.

Personalmente, dopo una valutazione del grado e del tipo di tabagismo con un test di Fagerström, utilizzo un approccio multidisciplinare, combinando queste terapie:

Analisi psicologica delle motivazioni per smettere di fumare, per valutare se c’è un reale desiderio di abbandonare la sigaretta o meno.

Colloquio psicologico, se necessario, per appropriare consapevolmente la motivazione più pertinente.

Seduta di auto-ipnosi, collegata alla motivazione, con tecnica di ancoraggio di Bandler e Grinder.

Rieducazione respiratoria, centrata sulla “liberazione” nella respirazione diaframmatica, a scopo rilassante, per una migliore gestione dello stato ansioso, spesso all’origine del tabagismo. Respirare profondamente più volte fa sparire la voglia di fumare.

Agopuntura, secondo la Medicina Tradizionale Cinese (G. Lagrue, Sur l’efficacité de l’acupuncture pour la désintossication tabagique, Le Concours Médical, 1984, 106-42, 4167).

Auricoloterapia, secondo il protocollo ACUDETOX messo a punto dalla National Acupuncture Detoxification Association del Lincoln Hospital di New York e fondata nel 1985 da M. Smith (Direttore del reparto di tossicodipendenza).

Fitoterapia in macerati idroalcolici:
◦ ad azione sedativa e rilassante: Nepeta cataria e Primula veris,
◦ ad azione antispasmodica bronchiale: Verbena officinalis, Nepeta cataria e Primula veris,
◦ ad azione antisettica: Nepeta cataria (carvacrolo, nepetolo, timolo, nepetolattone, citronellolo, geraniolo), Vaccinum myrtillus (arbutina), Verbena officinalis,
◦ ad azione antinfiammatoria, espettorante e mucolitica: Primula veris, Vaccinum myrtillus, Nepeta cataria, Verbena officinalis (glucosidi salicili, saponine, mucillagini e tannini).

Fitoterapia in tisana per infuso:
Il consumo di una tisana aiuta ad evitare il caffè, che ha il difetto di provocare il desiderio di fumare una sigaretta.
◦ Origanum majorana L., maggiorana (sommità fiorite e foglie) per le sue proprietà antispastiche e bechiche. Da consumare preferibilmente la sera.
◦ Tilia tomentosa, tiglio (sommità fiorite e foglie) per le sue proprietà rilassanti e sedative, ma anche mucolitiche e antinfiammatorie. Da consumare la sera e prima di coricarsi.
◦ Valeriana officinalis, valeriana (radice) per le sua azione antispasmodica, sedativa e ipnoinducente. Da consumare prima di coricarsi.
◦ Veronica officinalis, (sommità fiorite e foglie) per le sue proprietà espettoranti, antinfiammatorie e antibatteriche. Da consumare preferibilmente la mattina.
◦ Verbena officinalis, (sommità fiorite e foglie) per le sue proprietà rilassanti e ansiolitiche, grazie alla verbenalina. Da consumare preferibilmente la mattina.

Floriterapia secondo Edward Bach:
◦ Agrimony, per contrastare la dipendenza,
◦ Walnut, nelle “crisi” di astinenza,
◦ Gentian, per contrastare la frustrazione e la convinzione di non riuscire,
◦ Cherry Plum, in caso di comportamento compulsivo.

Omeopatia secondo Samuel Hahneman:
◦ Rimedi sintomatici : Nux Vomica, Gelsemium sempervirens, Tabacum,
◦ Rimedio di “fondo” particolare ad ogni paziente.

Omeopatia in diluizioni decimali, in accordo di potenza e gemmo terapia con la Metodica Roy Martina:
◦ Per interrompere la dipendenza da fumo : Plantago major, Chamomilla, Scrophularia nodosa, Juniperus gemmae, Chelidonium, Tabacum, Nicotinum, Caladium seguinum, Nux vomica, Natrium chloratum.
◦ Come sedativo nelle crisi da disassuefazione da tabacco : Stevia, Passiflora, Hypericum, Escholtzia cali fornica, Avena sativa, Eleuterococcus, Humulus lupulus, Valeriana, Ribes nigrum gemmae, Pulsatilla, Kalium phosphoricum, Ginseng, Chamomilla.

Consigli dietetici:
◦ Diminuzione della quantità delle calorie giornaliere, per non ingrassare, sapendo che la nicotina accelera il metabolismo basale del 20%. Si ottiene diminuendo la quantità di carboidrati (pane, pasta, dolci, patate) e aumentando tutti i tipi di verdure.
◦ Aumento della diversità alimentare e ripartizione equilibrata delle categorie alimentari, che il fumatore perde a causa dell’alterazione del gusto e dell’olfatto. Per questo motivo, i fumatori hanno un tasso di LDL-colesterolo e di trigliceridi aumentato ed una carenza in antiossidanti (beta-carotene, vitamina C) e in HDL-colesterolo. Queste anomalie associate all’effetto vasocostrittore della nicotina sono all’origine degli incidenti cardio-vascolari dei fumatori,
◦ Aumento del consumo delle fibre alimentari,
◦ Ottimizzare il menu verso un indice glicemico basso per evitare ipoglicemie, che porterebbero ad un consumo di caramelle per soddisfare il bisogno di qualcosa in bocca,
◦ Bere 2 litri d’acqua al dì,
◦ Alcalinizzare l’acqua con il limone,
◦ Controllare la quantità di bevande alcoliche,
◦ Limitare il consumo di caffè, che aumenta l’irritabilità durante il trattamento del tabagismo, e che spesso è associato al comportamento di fumare una sigaretta,
◦ Masticare più lentamente,
◦ Non saltare i pasti,
◦ Non praticare il “rosicchiare” tra i pasti per compensare l’assenza della sigaretta in bocca; al limite, preferire un bastone vegetale da mordere e succhiare (liquirizia o radice di malva in caso di ipertensione),
◦ Fare merenda con un frutto (vitamina C),
◦ Mangiare mandorle tutti i giorni per compensare la carenza di magnesio, frequente nel fumatore.

RISULTATI

La mia esperienza iniziata 30 anni fa mi ha permesso di constatare:

• che la profonda motivazione psicologica ben integrata a smettere di fumare è quasi una garanzia di successo.

• che l’agopuntura e l’auricoloterapia provocano delle reazioni di allontanamento del fumo spontaneamente, attraverso un disgusto verso l’odore del tabacco e del fumo di sigaretta, come se la capacità di auto-protezione dell’organismo si risvegli naturalmente.

• che l’omeopatia e la fitoterapia hanno un azione calmante nei sintomi di astinenza e disintossicante dalle molecole tossiche accumulate durante gli anni di tabagismo.

• che la rieducazione respiratoria consapevole, gli esercizi di rilassamento e i fiori di Bach aiutano il paziente durante il percorso di gestione dello stress nella sua nuova vita senza fumo.

I miei risultati sono sovrapponibili a quelli dello studio fatto nell’ambulatorio Acudetox dell’ASL 10 di Pinerolo (TO) nel periodo 2001-2003 su 207 soggetti. (Remo Angelino, Danilo Mantellina, Antonio Potosnjak, Marcella Masiero –

L’agopuntura auricolare per smettere di fumare: analisi di tre anni di attività.

Bollettino per le Farmacodipendenze e l’alcolismo, XXVII-N.3-4/2004). A 1 mese: il 58% dei soggetti trattati sono rimasti astinenti; a 3 mesi: il 37,8%, a 6 mesi: il 31,6%, a 1 anno: il 27,6%.
Questi risultati evidenziano delle ricadute nel tempo.

E’ uno dei motivi per cui la mia terapia contro il tabagismo, oltre all’auricoloterapia, aggiunge sostegno psicologico, esercizi di respirazione e di rilassamento, alimentazione anti-ossidante per la disintossicazione.
Per evitare ricadute, consiglio nei primi due anni una visita di controllo ogni 3 mesi, per consolidare la scelta fatta attraverso una valutazione psicologica e una revisione dell’ancoraggio auto-ipnotico.

Dr Michel Mallard

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LA SCUOLA DEL RESPIRO NEL FERMANO

Settembre 7th, 2018 Posted by Eventi 0 thoughts on “LA SCUOLA DEL RESPIRO NEL FERMANO”

L’IMPORTANZA DELLA RESPIRAZIONE DIAFRAMMATICA

con il Dr Michel MALLARD Medico-Chirurgo
Osteopata, Agopunturista e Psicoterapeuta specializzato in Medicina Psicosomatica,
esperto in Rebirthing

Durante tanti anni di pratica da osteopata, ho fatto la triste constatazione che avere una respirazione diaframmatica incompleta provoca o peggiora numerose patologie.

A proposito del diaframma toracico (muscolo inspiratorio principale), Andrew Taylor Still, padre dell’osteopatia, diceva:

Per mezzo mio vivete e per mezzo mio morite. Nelle mani ho potere di vita e morte, imparate a conoscermi e siate sereni“.

Il suo sotto utilizzo non interessa solo le malattie respiratorie.

Tutti i settori sono coinvolti: dalla testa ai piedi e dalla psiche agli organi, passando attraverso i disturbi posturali e le loro conseguenti patologie cervicali e lombari, all’origine di dolori invalidanti che conosciamo tutti.

La causa di questa insufficiente inspirazione diaframmatica è legata allo stile di vita moderno, pieno di stress lavorativo, familiare e personale, con la sua creazione di ansia che porta a privilegiare la respirazione con la parte superiore del torace.

In questo modo il diaframma lavorando meno, è all’origine di una diminuzione dell’espirazione, normalmente passiva al riposo e spontaneamente provocata dal suo rilascio. Tutto questo provoca una trasformazione della struttura del diaframma, come succede a tutti i muscoli che non facciamo lavorare, con modificazione del tonno e della struttura muscolare.

Cito per esempio qualche conseguenza di questa respirazione diaframmatica limitata:

Tensioni dolorose dei muscoli inspiratori accessori

(sternocleidomastoideo, trapezio, scaleni, elevatore della scapola, spinali, piccoli e gran dentati, sovra costali, gran dorsale, piccolo e grande pettorali) perché iper-sollecitati dall’inspirazione toracica superiore che supplisce all’inspirazione diaframmatica in caso di ansia.

Poiché la maggior parte di questi muscoli si inserisce sul collo inizieranno:

dolori cervicali, torcicollo, vertigini d’origine cervicale, ernie discali cervicali, cefalee muscolo tensive, nevralgia di Arnold Chiari, nevralgia cervicobrachiale, formicoli nelle mani con diminuzione della forza muscolare nell’arto superiore da sindrome degli scaleni, epicondilite e sindrome del tunnel carpale da catena muscolo tensiva dell’arto superiore.

• Disfunzioni relative alla fonazione.

• La famosa “steatosi epatica” (fegato grasso)

è facilitata dalla congestione epatica dovuta all’assenza della necessaria “spremuta epatica “ da parte del muscolo diaframma.

Da lì, immaginate tutti i problemi metabolici che nascono:
rallentamento del metabolismo e conseguente obesità, aumento del colesterolo e dell’acido urico, ecc.
La congestione epatica provoca anche un aumento della pressione nella vena porta, responsabile degli emorroidi.

• il reflusso gastro-esofageo e l’ernia iatale

con rischio di esofagite e di disturbi cardiovascolari indotti dalla presenza di parte dello stomaco nel mediastino.
Queste patologie accadono quando il diaframma perde tonicità e quindi lascia risalire attraverso il suo hiatus lo stomaco.
In pratica non funziona più la “valvola diaframmatica” se il diaframma non lavora bene.

• La gastrite e l’ulcera gastro-duodenale psicosomatica da stress non gestito al livello respiratorio.

• La stipsi cronica legata ad un insufficiente massaggio viscerale da parte del diaframma.

• Il peggioramento dell’insufficienza veno-linfatica

degli arti inferiori (varice e edema), perché il diaframma ha una fondamentale funzione di pompa per il ritorno venoso e linfatico.
La diminuzione del turn-over linfatico provoca un’intossicazione dall’accumulo delle tossine nella matrice extracellulare, ben visibile sulle cosce e glutei (cellulite).

• I disturbi pelvici legati a una disfunzione del pavimento pelvico

come l’incontinenza urinaria e i prolassi genito-urinari, perché la tonicità pelvica è sintonizzata dalle contrazioni del diaframma toracico.

A parte queste evidenti funzioni anatomo-fisiologiche, la respirazione diaframmatica ha anche un ruolo fondamentale nella gestione dello stress.

Lo facciamo tutti senza pensarci con un profondo sospiro spontaneo dopo per esempio una grossa paura che è passata!

Ma non è detto che lo facciamo sempre per le situazioni stressanti della vita relazionale quotidiana.

Privandoci della liberazione di queste tensioni emozionali, prepariamo il letto dello stato ansio- depressivo, degli attacchi di panico e dei disturbi sessuali come eiaculazione precoce e anorgasmia.

Quindi la guarigione di questi disturbi psichici esige il controllo consapevole del proprio respiro.

Tutto questo fa capire che lo sblocco dell’inspirazione diaframmatica è veramente una pietra angolare a 360 gradi del successo di qualsiasi terapia, sia dal punto di vista muscolare, che viscerale o emotivo.

Cercando sempre, quando è possibile, di curare la causa delle malattie, ho da diversi anni iniziato ad insegnare ai miei pazienti la rieducazione respiratoria diaframmatica.

 

A SCUOLA DI RESPIRO CON IL DOTTOR MICHEL MALLARD

Vista la necessaria costanza e perseveranza per riuscirci, ho deciso di creare una scuola del respiro per aiutare, con un corso settimanale collettivo, per chi ne avesse necessità.

Il corso dura 60 minuti:

  • serale per i lavoratori ore 19:00, a Porto San Giorgio
  • la mattina per gli altri ore 8:30, a Fermo.

Chiedo, come per tutte le forme di corso di ginnastica un certificato medico di idoneità alla pratica sportiva non agonistica.
Il partecipante, vestito con indumento ampio e leggero, deve portare ad ogni seduta un tappeto da ginnastica di gomma leggera di quelli che si arrotolano.
Il corso settimanale ha una durata di tre mesi, ed un costo di € 60,00 a Fermo e € 120,00 da pagare all’iscrizione.

La scuola del respiro sospenderà la sua attività nei periodi festivi e si potrà inserire in qualsiasi momento dell’anno.

Per l’iscrizione, si prega di presentarsi 15 min prima dell’inizio del corso.
FERMO – Santa Petronilla : Via Giuseppe Giammarco 7 (1°piano sopra il centro commerciale).
Il lunedì dalle 08:30 alle 09:30.
PORTO SAN GIORGIO : Centro Antigone Via Giotto, 42 (sotto l’ospedale).
Il venerdì dalle 19:00 alle 20:00.

Per informazioni , telefonare al Dott. Michel Mallard : 340 5023405

 

Dott. Michel Mallard
Medico chirurgo
phone: +393405023405
e-mail: m.mallard@virgilio.it
PEC:  michel.mallard@fm.omceo.it

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