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TRATTAMENTO DEL DOLORE CRONICO E DELL’INFIAMMAZIONE SISTEMICA CRONICA

2 Settembre 2019 Blog, News

TRATTAMENTO DEL DOLORE CRONICO E DELL’INFIAMMAZIONE SISTEMICA CRONICA CON UN DISPOSITIVO DI BIOFEEDBACK ELETTRODERMICO NON INVASIVO (RegMatEx©): risultati di uno studio in doppio cieco su 1965 pazienti.

 

Dr Michel MALLARD medico-chirurgo specializzato in Agopuntura e in Medicina Psicosomatica.
FERMO (FM) Tel : 340 5023405

L’infiammazione cronica è accompagnata da condizioni idroelettrolitiche alterate: aumento della pressione osmotica e della pressione oncotica del tessuto interstiziale, aumento dell’acidità extracellulare (pH<6), aumento dell’acqua extracellulare (ECW >43%), diminuzione dell’acqua intracellulare (ICW), perdita di potassio intracellulare e aumento del potassio sierico, diminuzione del potenziale di membrana cellulare a riposo (PRM) sotto 70 mV.

Le conseguenze di questi cambiamenti sono una diminuzione della capacità di raggiungere il potenziale di soglia, una riduzione della frequenza dei potenziali d’azione e quindi una riduzione della capacità regolativa idroelettrolitica con ridotte attività funzionali, disintossicante e riparative cellulari.
Il ripristino del potenziale di membrana a riposo e quindi della normale condizione idroelettrolitica è necessario per superare lo stato di allostasi cronica.

Il metodo utilizzato deve stimolare esternamente con una ampiezza e una durata sufficienti a provocare un flusso ionico attraverso la membrana cellulare e a portare il potenziale di membrana cellulare al di sopra del valore di soglia.

Partendo di questa ipotesi, uno studio multicentrico, in doppio ceco, coordinato da BioTekna (Dario Boschiero) e convalidato clinicamente presso l’Università Nazionale di Atene, in Grecia (George P. Chrousos, Unità di ricerca in Endocrinologia) ha valutato l’efficacia di un dispositivo di biofeedback elettrodermico non invasivo nel ridurre i livelli di dolore e l’infiammazione sistemica cronica.

Il dispositivo medico di biofeedback elettrodermico non invasivo utilizzato è stato il RegMatEx© (marchio BioTekna, Marcon, Venezia).

Questo dispositivo utilizza il principio del biofeedback del potenziale cellulare sistemico che permette dopo misura in mV (attraverso 2 elettrodi posizionati nei polsi) e correzione (con altri 2 elettrodi posizionati nelle caviglie) di evocare dei potenziali d’azione sopra il valore di soglia, utili ad indurre la ripolarizzazione cellulare (da -70 a -90 mV) con maggiore frequenza e quindi ad uscire dello stato di allostasi cronica.

I partecipanti allo studio erano 1015 pazienti di origini Caucasi (401 uomini, 614 donne), mentre i soggetti trattati con placebo erano 950 di origini Caucasi (500 uomini, 450 donne).
I pazienti avevano tra i 30 e gli 86 anni (età media 50 anni) e tutti soffrivano di dolore cronico. In tutti i soggetti, il dolore era una caratteristica alterando fortemente la qualità della loro vita.
Le patologie infiammatorie croniche con presenza di dolore erano:

  • artrite reumatoide,
  • osteoatrite,
  • cervicalgie,
  • fibromialgia,
  • lombalgia,
  • cefalea ricorrente cronica e
  • dolori cronici non specifici.

Per sicurezza, data la scarsità della letteratura sulle applicazioni elettrodermiche di biofeedback, sono stati esclusi i pazienti portatore di pacemaker, di stimolatori neurali profondi, epilettici e con grave scompenso cardiovascolare. Sono state anche escluse le donne in gravidanza accertata in quanto la terapia è inutile per il tipico scompenso idroelettrolitico fisiologico.

Tutti i pazienti hanno ricevuto 6 sedute di 30 minuti di biofeedback elettrodermico o di placebo (con cavo silenziato internamente), somministrate due volte a settimana per 3 settimane.
Il dolore percepito è stato valutato con la scala di valutazione numerica NRS (0 = assenza di dolore, 10 = dolore peggiore), mentre l’infiammazione sistemica cronica è stata esaminata con il livello di proteina C-reattiva (CRP) sierica nel mattino.

Nel gruppo di trattamento il dolore percepito e l’infiammazione sono stati significativamente ridotti, mentre lo studio parallelo con placebo non ha mostrato cambiamenti nel dolore percepito e nelle concentrazioni di CRP:

La variazione media dei livelli di CRP, tra prima e dopo il trattamento, era:

• da 20.8 a 7.53 per l’artrite reumatoide,
• da 8.9 a 4.14 per l’osteoatrite,
• da 9.56 a 2.76 per la cervicalgia,
• da 31.1 a 8.95 per la fibromialgia,
• da 7.9 a 4.02 per la lombalgia,
• da 6.07 a 4.17 per la cefalea cronica,
• da 8.11 a 3.42 per i dolori cronici non specificati.

Il test statistico t di Student ha dimostrato una buona significatività dei risultati sull’infiammazione : p<0.05.

La variazione media del grado di dolore della scala NRS, tra prima e dopo il ciclo, era:

• da 6.5 a 1.5 per l’artrite reumatoide,
• da 3.5 a 0 per l’osteoatrite,
• da 4 a 0.5 per la cervicalgia,
• da 7.5 a 1 per la fibromialgia,
• da 5 a 0.5 per la lombalgia,
• da 7.5 a 2 per la cefalea cronica,
• da 6 a 1 per i dolori cronici non specificati.

Il test statistico t di Student ha dimostrato una buona significatività dei risultati sul dolore : p<0.005.

In conclusione, la stimolazione della ripolarizzazione cellulare con il dispositivo elettrodermico RegMatEx© con biofeedback ha dimostrato la sua efficacia nella cura del dolore e dell’infiammazione cronici, attraverso il controllo dell’equilibrio idroelettrolitico intra ed extra cellulare.

 

BIBLIOGRAFIA
CHROUSOS G.P. Stress and disorders of the stress system. Nature Rev. Endocrinol. 2009;5:374-381.
CHROUSOS G.P., BOSCHIERO D. Clinical validation of a non-invasive electrodermal biofeedback device useful for reducing chronic perceived pain and sistemic inflammation. Hormones. 2019 june;18(2):207-213.
STRAUB R.H. The Origin of Chronic Inflammatory Systemic Diseases and their sequelae. 2015, Elsevier Inc., 371p.
TSIGOS C. et al. Stress and inflammatory biomarkers and symptoms are associated with bioimpedance measures. Eur. J. Clin. Invest.2015 February;45(2):126-134.
TRACEY K.J. The inflammatoty reflex. Nature, 2002 dicembre, 420 (6917):853-859.

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COME EVITARE LE PUNTURE DI ZANZARE E PAPPATACI

15 Luglio 2019 Blog, News

Dott. Michel MALLARD medico-chirurgo omeopata ed aromaterapeuta
FERMO (AP) Tel . : 3405023405

 

Questa fastidiosa zanzara femmina sa perfettamente come fare per toglierti la pace: dal rumore di notte che ti impedisce di dormire alla puntura con la sua proboscide seghettata e appuntita che da prurito e agitazione e poi alla reazione allergica più o meno estesa alla saliva anestetizzante e anticoagulante, fino all’infezione se non hai resistito a grattarti.

La zanzara è considerata l’animale più letale del mondo per l’uomo!

Infatti il principale problema delle zanzare è la loro capacità di trasmettere direttamente nel sangue numerosi infezioni virali, batteriche e parassitarie.

Abbiamo anche il problema delle punture di pappataci.

I flebotomi o pappataci sono piccoli insetti ematofagi di 2-3 mm di lunghezza, con grandi ali, zampe fini e ricoperte come tutto il corpo di una leggera peluria.
Assomigliano alle zanzare, non solo fisicamente ma anche per le loro abitudini notturne e la loro predilezione per le zone calde e umide.
Molto conosciuta per chi viaggia nei paesi subtropicali è la malaria o paludismo, malattia generata nell’uomo dal protozoo Plasmodium falciparum, trasmessa dalle zanzara del genere Anopheles.

I nostri nonni o bisnonni, se la ricordano, perché è stata eradicata dall’Italia, solo intorno agli anni cinquanta, ed è stato un medico italiano, Giovanni Maria Lancisi ad intuire il coinvolgimento delle zanzare nella sua diffusione.

Ma la prova del nove è stata fatta da Alphonse Laveran per la quale ha ottenuto il Premio Nobel per la Medicina nel 1907.

Oltre la classica malaria, le puntura di zanzare nelle zone tropicale e sub tropicale possono provocare la febbre dengue e le infezioni da virus Chikungunya, TBE, Zika, ma anche trasmettere dei parassiti come la filaria (dirofilaria repens e dirofilaria immitis in Italia, che possono infestare i cani).

Invece il pappataceo o flebotomo (Phlebotomus perniciosus i , in Italia) trasmette la leishmania che colpisce il cane e l’uomo.

Qui in Italia abbiamo una sessantina di specie di Culicidae delle 3000 presenti nel mondo, ma il cambiamento climatico fa sviluppare anche da noi alcune specie di zanzare, assenti fino agli anni novanta;

per esempio: Aedes albopictus, la ormai ben conosciuta e aggressiva zanzara tigre, importata dall’Asia negli anni 90’ e riconoscibile alle sue strisce bianche su fondo nero, che colpisce durante il giorno (ore pomeridiane) al contrario di Culex pipiens, la classica zanzara comune, di colore marroncino che punge dalla sera al mattino presto o ancora di Ochlerotatus caspius, la zanzara detta di “risaia” più frequente nella campagne umide, di colore marrone, leggermente striata, che cerca il sangue solo nelle ore serale.

UN VERO PROBLEMA DI SALUTE PUBBLICA

Queste zanzare sono anche capaci di diffondere in Italia i virus esotici portati dai viaggiatori di ritorno dai paesi tropicali;
per esempio i 200 casi di febbre Chikungunnya in 2007 attraverso le punture di Aedes albopictus d’un viaggiatore di provenienza dall’India o ancora il West Nile virus propagato da Culex pipiens.

Allo stesso modo la dengue è stata trasmessa in Francia nel 2015 e in Spagna nel 2018.

In questi ultimi anni, la scoperta di arbovirosi in Europa, come quella da virus Zika, trasmesse dalle zanzare o ancora il virus Toscana trasmesso dai pappataci e responsabile di meingo-encefalite, ha innescato un piano sanitario di Sorveglianza e controllo delle zanzare autoctone e invasive.

A proposito si può consultare online il “Manual on prevention of establishment and control of mosquitoes of public health importance in the WHO European Region (with special reference to invasive mosquitoes)”, vera e propria guida pratica sul controllo di Culicidi di interesse sanitario.

La strategia per evitare le punture di zanzare e le loro conseguenze è una combinazione di misure, sia al livello pubblico che individuale

Non mi fermerò all’uso di insetticidi chimici di sintesi, perché sono anche tossici su numerosi specie animali compreso i mammiferi.

Quando sono utilizzati per motivo di urgenza di Sanità Pubblica, è fondamentale evitarne la contaminazione degli alimenti, delle persone e e degli animali domestici.

Gli insetticidi chimici di sintesi non hanno specificità e quindi uccidono tutti gli insetti, compressi quelli che si nutrono di larve di zanzare come i coleotteri acquatici carnivori, le cimici d’acqua (notonecta), le larve di libellula e le Chaoboridae.

Lo sviluppo della lotta batteriologica contro le larve di zanzare dovrebbe diminuire il ricorso agli insetticidi chimici.

Questi batteri come Bacillus thuringiensis israelensis, Lysinibacillus sphaericus e Saccharopolyspora spinosa polverizzati nei posti dove può stagnare l’acqua, uccide le larve di zanzare con le loro batteriocine.
Essendo specifica sulle zanzare, questa tossicità non danneggia le altre specie animali, permettendo di usarle vicino le scuole ed altri luoghi pubblici frequentati.

Un altro batterio molto importante nel blocco delle epidemie virale trasmesse dalle zanzare (dengue, chikungunya, Zika) è il batterio Wolbachia presente nel 40% di tutte le specie di insetti e innocuo per l’uomo.
Lo studio in corso consiste a infestare le zanzare Aedes Aegypti con il batterio Wolbachia per blocare la diffusione del virus Zika.

 

EVITARE I RISTAGNI

Non lasciamo i giro contenitori di acqua stagnante dove le zanzare possono deporre le uova permettendo la proliferazione delle larve.
Nel caso in cui si può fare a meno di sotto vasi, l’introduzione di filo di rame renderà l’ambiente ostile allo schiudersi delle uova.
Le uova di Aedes deposti nell’acqua in autunno, resistono anche al secco fino alle prime piogge primaverili.

L’acqua deve essere abbastanza sporca di detriti vegetali e microorganismi per nutrire le larve, quindi la vostra piscina non è un luogo a rischio, è troppo pulita per permettere lo sviluppo delle larve di zanzare;
invece l’acqua salata delle lagune vicino al mare non le ferma!

 

I MEZZI MECCANICI

Dall’Egitto dei Faraoni, il più antico ed molto efficace mezzo è la zanzariera che evita proprio di entrare in contatto con le zanzare e i pappataci a l’interno delle abitazioni.
E anche d’aiuto il ventilatore, che rende difficile la localizzazione delle prede, in quanto, muovendo l’aria, crea un mescolamento degli odori.

I ciclisti e i corridori non sono punti dalle zanzare perché il loro volo non supera i 3,2 km/h di velocità.

E meglio vestirsi di bianco o con colori chiarissimi: gli insetti che pungono preferiscono i colori scuri.

Sconsiglio il fulminatore elettrico con lampada UV che attira gli insetti, perché uccide tutti gli insetti tranne le zanzare (1 per 100), perché sono attirati più dall’odore del nostro sudore e dal contenuto dell’aria espirato che dalla lampada elettrica blu.

 

I REPELLENTI A BASE DI OLI ESSENZIALI

D’estate, la sera, è piacevole fare cena all’aperto proprio quando il rischio di essere punti è massimo!
Allora la soluzione è il repellente che si spalma o si polverizza sulle parti scoperte della cute ogni 2 ore per dissuadere questi insetti a prenderci come prede.

Per evitare l’intossicazione da prodotti chimici, la mia scelta ricade sui prodotti naturali aromatici: gli oli essenziali che hanno un odore forte e sgradevole per le zanzare.

A proposito di odori, è meglio evitare profumi e dopobarba che abbiano profumo di fiori poiché sono molto graditi a loro.

Di seguito trovate due soluzioni, una spray in soluzione alcoolica da spruzzare sulle parte scoperte e sui i vestiti leggeri che possono essere attraversati dalla puntura dell’insetto e un’altra in soluzione oleosa da spalmare sulla cute.
La seconda è un po’ più efficace, perché gli oli scelti per sciogliere gli oli essenziali sono anche repellenti.
La soluzione alcoolica può anche essere spruzzata nell’aria, direttamente su tende ed indumenti o con l’aiuto di un diffusore di aromi.

Per precauzione, queste due formule non sono da usare in gravidanza e sui i bambini al di sotto dei 6 anni di età.
Dopo il terzo mese di gravidanza e per i bimbi al di sotto dei 6 anni, si può usare come olio essenziale repulsivo delle zanzare: l’O.E. Eucalyptus citriodora.

Sono da usare all’ombra o la sera (ora di predilezione dell’attacco da zanzare e pappataci), per evitare reazioni foto sensibilizzanti al sole.
Si consiglia di non superare le 3 applicazioni al giorno.
Alcuni composti naturali di questi oli essenziali possono essere a rischio di allergie in soggetti sensibili; come regola generale, fare sempre un test allergenico sul gomito, più ore prima di utilizzarlo.

 

PREPARAZIONE OLEOSA REPELLENTE E INSETTICIDA DI OLI ESSENZIALI

Olio Essenziale di Cryptomeria japonica (Cedro rosso del Giappone) 0.5 ml
Olio Essenziale di Cymbopogon winterianus (Citronnella di Java) 1 ml
Olio Essenziale di Pelargonium graveolens (Geranio Bourbon) 1 ml
Olio Essenziale di Lavandula angustifolia (Lavanda Fine) 1 ml
Olio Essenziale di Pimenta racemosa (Legno d’India ct girofle) 0.5 ml
Olio Vegetale di Carapa guianensis Aubl. (Andiroba) 20 ml
Olio Vegetale di Azadirachta indica (Neem)* 12 ml
Olio Vegetale di Calophyllum inophyllum (Tamanu) 24 ml
Olio Vegetale di Albicocco 144 ml

*L’olio di Neem, ricavato dai semi di Azadirachta indica, originario dell’India, è più efficace che il dietiltoluamide (DEET), secondo il National Institute of Malaria Research of India.

 

 

PREPARAZIONE REPELLENTE E INSETTICIDA IN SPRAY DI OLI ESSENZIALI

Olio Essenziale di Cryptomeria (Cedro rosso del Giappone) 0.5 ml
Olio Essenziale di Cymbopogon winterianus (Citronnella di Java) 2.5 ml
Olio Essenziale di Pelargonium graveolens (Geranio Bourbon) 2 ml
Alcool Etilico a 70° o vodka 200 ml

 

ALTRI REPELLENTI

sono molto utili le candele alla citronella, i braccialetti antizanzara e i vasi di fiori alle finestre (gerani, citronella, lavanda, menta, rosmarino, cedronella canariensis, melissa, calendula, timo, basilico, eucalipto, calendula).

Alla finestra, si possono anche posizionare dentro delle ciotole altri repellenti della nonna: fette di cipolla e chiodi di garofano o ancora, aceto di vino e fette di limone.

Per chi ha un giardino, si consiglia di piantare la Catambra, pianta della famiglia delle bignogniacee, particolarmente ricca in catalpolo, potente repellente anti zanzare.

Si può anche sfregare la cute direttamente con delle foglie di piante repellenti come : la salvia, l’artemisia, la lavanda, l’assenzio, il bergamoto, la comptomia e l’ananas, ma l’effetto dura solo un’ora.

 

PESCI , RANE E RAGNI

I fortunati possessori di giardino possono anche mettere una vasca con fontana abitata da pesci rossi o di gambusie ghiotti di uova e larve, ma anche di rane.

Questa soluzione ecologica è stata usata spesso per limitare la diffusione della malaria in molte zone paludose del mondo, anche in Italia negli anni 20.
Se le zanzare non sano state consumate nella vasca, ci penseranno i ragni delle paludi, i Dolomedes cacciatori notturni sia alla superficie dell’acqua che sulla terra d’intorno o ancora la Lycosa tarantula pugliese.
Se questi predatori di terra non le hanno fermate, saranno altri ragni che le intrappoleranno nelle loro rete sospese in aria, sia sulle piante che nelle abitazioni.

 

PIPISTRELLI

Si mette una bat-box a 4 m di terra a una pianta della zona tranquilla e non illuminata del giardino, verso aprile, quando il pipistrello esce dal letargo.
Basta che la casetta gli piaccia, poi penserà lui a prepararsi le sue cene a base di zanzare.

 

TRAPPOLE PER ZANZARE

Il principio è di attirare le zanzare con l’anidride carbonica.
La strutture della trappola può essere una bottiglia di plastica tagliata in due, con la parte superiore capovolta sulla parte inferiore.
La fabbricazione del CO2 sarà una soluzione di zucchero nell’acqua calda, completata di lievito di birra quando la soluzione è raffreddata.
La reazione biochimica produce CO2 che attira le zanzare nella bottiglia rivestita di scuro per impedire loro di uscire.

 

OMEOPATIA PREVENTIVA

Ledum palustre 5 CH (Rodendodron tomento sum) 3 granuli sublinguali tre volte al dì, rende l’odore del nostro sudore sgradevole per le zanzare.

UNA CURIOSITÀ DA CONFERMARE: LO ZINCO

Non attiriamo ugualmente le zanzare.
Secondo Jerry Butler, dell’Università della Florida, solo una persona su dieci, è particolarmente suscettibile all’azione delle zanzare.
Perché alcuni persone non sono punte?
Sembra che la carenza di zinco faciliterebbe l’attacco delle zanzare!
Ancora tutto da provare.
Comunque si può fare il dosaggio serico ed integrarlo con prescrizione medica in caso di bisogno.

I GRUPPI SANGUINI

L’uomo avrà anche imparato a proteggersi delle punture attraverso il suo periplo dalle sue origine: le mutazioni hanno permesso all’uomo di essere meno punto dalle zanzare.
Le persone caratterizzate dal gruppo sanguigno O (primo gruppo sanguigno a comparire sulla terra) vengono attaccate 50% di più di quelle del gruppo A, mentre quelli del gruppo B non interessano i culicidi.

COMPOSIZIONE METABOLICA DEL SANGUE

Le zanzare preferiscono alte concentrazioni nel sangue di colesterolo, trigliceridi, acido lattico e acido urico.

MODIFICARE L’APPETITO DELLE ZANZARE

Leslie B. Vosshall et all. della Rockfeller University New York hanno dimostrato che le zanzare Aedes aegypti sono stimolate a pungere quando il sudore dell’uomo contiene il neuro peptide Y (NPY), un neuro mediatore potentissimo induttore del senso di fame.
Invece i fattori anoressizzanti come la leptina ha anche un effetto sopressivo dell’appetito degli insetti.
Studiando sulle specie Culicidae i recettori di questi neurotrasmettori, sono riusciti ad evidenziare il NPY-like receptor 7 e le molecole in grado di bloccarlo.

Solo 6 molecole bloccano l’appetito delle zanzare:

sono i 6 farmaci usati nel trattamento dell’obesità umana per il controllo neuroendocrino dello stimolo dell’appetito.
L’applicazione di queste molecole sarebbe stato un enorme strage sulla salute pubblica.
Proseguendo queste ricerche, nel 2017 Laura Duvall è riuscita ad isolare un unico composto anti-fame riconosciuto dai recettori NPYLR7 delle zanzare ma non dai nostri omologhi umani: il composto 18.
Aspettiamo la fine dei test di innocuità per la sua messa a disposizione sul mercato.

 

UN REPELLENTE CHE SI CONSUMA

Dall’origine dell’umanità, le punture di insetti sono stati un problema.
I Maya consumavano quantità importante di peperoncino (ricco di vitamina B e C) per tenere lontano le zanzare.
Per lo stesso motivo l’aglio, che contiene l’allicina (repellente riconosciuto) è consumato da secoli.

La tiamina o vitamina B1 secreta anche nel sudore (perché idrosolubile) ha un odore impercettibile all’uomo che allontana le zanzare.
Introdotta dall’alimentazione, la vitamina B1 si trova naturalmente nei cereali integrali, nel lievito di birra, nel fegato, negli asparagi, nei cavoli e nell’uova.
Attento all’alcol che ne diminuisce l’assorbimento!
Aiuterebbe anche la vitamina C, presente negli agrumi, kiwi, lamponi, more e peperoni.

 

EVITARE IL CONSUMO ECCESSIVO DI BIRRA

Nonostante il suo lievito ricco di B1, la birra piace alle zanzare;
nel senso che i bevitori di 1 litro di birra hanno un odore di alcol dell’aria espirato ed una sudorazione peculiare gradevole ai ditteri Anopheles gambie (Centro di Ricerca IRD di Montpellier) e meno riflessi per difendersi.

Spero troverete utili i miei consigli e le sue applicazioni…

Se doveste avere dei suggerimenti naturali, efficaci, che non ho menzionato, scrivetemeli pure nei commenti!

Dott. Michel Mallard

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ATTIVITA ANTI-INFLUENZALE DELL’AROMATERAPIA

12 Gennaio 2019 Blog, News

Dott. Michel MALLARD medico-chirurgo aromaterapeuta
Tel. 340.5023405

L’aromaterapia è usata da tanti secoli da numerosi medici del pianeta, in particolare per le proprietà anti batteriche e antivirali di diversi oli essenziali.

In caso di epidemia influenzale, oltre le classiche e fondamentali raccomandazioni igieniche, l’aromaterapia è un’arma efficace sia preventiva che curativa.

L’hanno dimostrato scientificamente diversi laboratori di ricerca in microbiologia e immunologia, insieme ai studi clinici :

Selvarini Vimalanathan e James Hudson del Dipartimento di Patologia Medica dell’Università de Vancouver, Canada, hanno evidenziato che, in fase di vapore Citrus bergamia, eucalipto globulo e i composti isolati citronellolo ed eugenolo erano molto attivi contro il virus dell’influenza a seguito di esposizioni di soli 10 minuti.

Pelargonium graveolens,Cinnamomum zeylanicum, Cymbopogon flexuosus erano essi stessi molto attivi con 30 minuti di esposizione.

Allo stato liquido, Cinnamomum zeylanicum, Citrus bergamia, Cymbopogon flexuosus e Thymus vulgaris hanno un’attività inibitoria al 100% a concentrazione di 3,1 microlitri / ml.
In queste condizioni i vapori non hanno mostrato effetti avversi sulle cellule epiteliali.
Questo suggerisce che questi oli, allo stato di vapore potrebbero essere potenzialmente utili nella terapia influenzale.

L’effetto antivirale proviene dall’inibizione dell’attività dell’emoagglutina (HA), proteine di superficie del virus dell’influenza.

Shuhua Wu del Reparto di Pneumologia dell’Ospedale della Soochow University (Suzhou,Jiangsu, PR China), Krupa B Patel, Leland J Booth, Jordan P Metcalf e Wenxin Wu del Reparto di Pneumologia della Facoltà di Medicine dell’Università di Oklahoma City (USA) e , Hsueh-Kung Lin del Dipartimento di Fisiologia dell’Università di Oklahoma City (USA) in collaborazione con il Dipartimento di Microbiologia ed Immunologia dell’Università di Oklahoma City (USA), hanno dimostrato che l’infettività del virus dell’influenza PR8 in vitro è soppressa dal trattamento con olio essenziale in modo dose-dipendente, attraverso l’inibizione dell’attività delle proteine virale NP e NS1.

A. Garozzo ,R. Timpanaro , B. Bisignano , P.M. Furneri , G. Bisignano e A. Castro del Dipartamento di Microbiologia e Scienze Ginecologiche dell’Univerità di Catania (Italia) hanno scoperto che l’attività antivirale nei confronti del virus dell’influenza PR8 dell’olio essenziale di Melaleuca alternifolia è principalmente attribuita a un componente specifico : il terpinen-4-olo.

Erhardt C. et al. hanno dimostrato che un estratto ricco di polifenoli (CYSTUS052) proveniente dalla pianta mediterranea Cistus incanus esercita una potente attività anti-influenza nelle colture cellulari A549 o MDCK infettate con prototipi di ceppi di influenza aviaria e umana di diversi sottotipi.

Alla dose efficace di 50 microg / ml l’estratto non mostra evidenti effetti nocivi sulla vitalità cellulare, sul metabolismo o sulla proliferazione, che è coerente con il fatto che questi estratti di piante sono già usati nella medicina tradizionale nell’Europa meridionale per secoli senza alcuna complicanza riportata.

I virus non hanno sviluppato resistenza a CYSTUS052 rispetto all’amantadina che ha portato alla generazione di varianti resistenti dopo solo pochi passaggi. A livello molecolare, l’effetto protettivo di CYSTUS052 sembra essere principalmente dovuto al legame dei componenti polimerici polifenoli dell’estratto alla superficie del virus, inibendo così il legame dell’emoagglutinina ai recettori cellulari.

Hayashi K. et al. hanno scoperto che la trans-cinnamaldeide, uno dei principali costituenti dell’olio essenziale dalla corteccia di Cinnamomi inibisce la crescita del virus dell’influenza PR8 in vitro e in vivo, attraverso l’inibizione dell’adesione delle proteine virale ai recettori cellulari.

La mancanza di tossicità e la potente attività inibitoria virale suggeriscono che l’aromaterapia può essere utile come possibile terapia antivirale per il controllo e il trattamento dell’infezione da virus dell’influenza.

 

Bibliografia:

Selvarini Vimalanatan, James Hudson . Anti-influenza activity of essentials oils and vapors. Am. J. Ess. Oils and Nat. Prod., 2014,2(1);47-53.
Shuhua Wu, Krupa B Patel, Leland J Booth, Jordan P Metcalf, Hsueh-Kung Lin, Wenxin Wu. Protective essential oil attenuates influenza virus infection: An in vitro study in MDCK cells. BMC Complement Altern Med. 2010; 10: 69.
A. Garozzo ,R. Timpanaro , B. Bisignano , P.M. Furneri , G. Bisignano e A. Castro. In vitro antiviral activity of Melaleuca alternifolia essential oil. Appl. Microbiol., 2009, dicembre, 49, 6:806-808.
Ehrhardt C. et al. A polyphenol rich plant extract, Cystus052, exerts anti influenza virus activity in cell culture without toxic side effects or the tendency to induce viral resistance. Antiviral Res. 2007, oct;76(1):38-47.
Hayashi K. et al. Inhibitory effect of cinnamaldehyde, derived from Cinnamomi cortex, on the growth of influenza A/PR/8 virus in vitro and in vivo. Antiviral Res. 2007 Apr;74(1):1-8.

OSSIGENO-OZONOTERAPIA: applicazioni terapeutiche

27 Novembre 2018 Blog, News

Dott. Michel MALLARD medico-chirurgo esperto in ossigeno-ozonoterapia
Fermo (FM) Tel : 340 5023405

Estratto principalmente dalla Consensus Conference del 3 febbraio 2018 tenuta a Roma dalla Nuova F.I.O. : “Linee guida e buone pratiche in ossigeno-ozonoterapia”.

Le patologie sensibili al trattamento con ossigeno-ozono possono essere classificate in tre categorie secondo la Medicina Basata sulle Evidenze (EBM) 1 2 3 4 5 :

Evidenza di tipo A:

basata su revisioni sistematiche con trials controllati randomizzati o revisioni sistematiche con omogeneità di studi di coorte oppure revisioni sistematiche con omogeneità di studi caso-controllo .

  • Malattie della colonna vertebrale : discopatie, protrusioni discali, ernia discale, sindrome delle faccette articolari.⁷ ¹⁰ ‾ ³⁴ ⁵³ ⁵⁴ ⁵⁵ ⁶³ ⁷⁹ ⁸³ ⁸⁴ ⁸⁵ ⁹⁰ ¹⁶⁸ ¹⁶⁹ ¹⁷⁰
  • Malattie del ginocchio : gonartrosi e condromalacia rotulea.⁸ ⁹ ³⁵ ³⁶ ¹⁰⁵

Evidenza di tipo B:

basata su trials controllati randomizzati individuali o studi di coorte oppure studi di caso-controllo. ³⁷

  • Patologie ortopediche: tendinopatie, osteoartrite localizzata, sindromi canalicolari degli arti.⁶ ⁸⁰ ⁸⁵ ⁸⁹ ⁹⁰ ⁹⁴ ¹⁴⁷ ¹⁶⁵
  • Ulcere cutanee⁴⁸ ⁵⁶ ⁸⁸ ⁹³ ¹⁴⁰ ¹⁴² ¹⁶³ e ustioni ⁹⁷.
  • Piede diabetico.³⁸ ⁴³ ⁴⁵ ⁸⁶ ¹⁵⁹
  • Malattie infettive cutaneo-mucose acute o croniche causate da batteri, virus e funghi.⁴⁹ ⁵⁰ ⁵² ⁵⁸ ⁵⁹ ⁶⁰ ⁸² ⁸⁸ ¹³⁸
  • Ischemia degli arti.⁴⁴ ⁴⁶ ⁴⁷ ⁸⁶ ⁹² ⁹³
  • Ipoacusia improvvisa neurosensoriale. ⁴⁰

Evidenza di tipo C:

basata su opinioni di esperti senza valutazioni critiche esplicite, o su case report o su la fisiologia o le ricerche di laboratorio oppure sull’epidemiologia descrittiva. ⁵ ⁶⁹ ⁸⁶ ¹⁰⁶ ¹⁰⁷ ¹¹⁰ ¹¹⁷ ¹¹⁸ ¹²³ ¹⁴⁵ ¹⁴⁶ ¹⁵² ¹⁵³ ¹⁵⁵ ¹⁶⁰ ¹⁷³

  • Oncologia. L’ozonoterapia, associata alla terapia convenzionale, può diminuire gli effetti collaterali della terapia oncologica, accelerare e migliorare i risultati. Pertanto, l’ossigeno-ozono è da considerarsi terapia di supporto. ¹⁰⁸ ¹⁰⁹ ¹¹¹ ¹¹³ ¹¹⁴ ¹¹⁵ ¹¹⁶ ¹²⁰ ¹²¹ ¹²² ¹²⁴ ¹²⁵ ¹²⁸ ¹²⁹ ¹³⁰ ¹³¹ ¹³² ¹³³ ¹³⁴ ¹⁴³ ¹⁴⁸ ¹⁴⁹ ¹⁵⁰ ¹⁶⁷
  • Sepsi grave e disfunzione multi organo.³⁹ ⁵¹ ¹⁵⁴
  • Urologia:
  • Infezioni delle vie urinarie. ⁴¹ ¹³⁶
  • Cistite interstiziale. ¹⁰³
  • Iperplasia Benigna della Prostata.¹⁰⁴
  • Insufficienza renale.¹⁶⁶
  • Ginecologia: Vaginite. ⁵⁹
  • O.R.L.:
  • Otite media acuta e cronica. ⁶⁰ ⁶¹
  • Acufeni. ⁷¹
  • Terapia del dolore: Sindromi dolorose quali emicrania e fibromialgia.⁷⁶ ⁷⁸ ⁸⁶ ⁸⁹ ⁹⁰ ⁹³ ⁹⁴
  • Patologie croniche degenerative con stress ossidativo. ⁸⁶ ¹³⁵ ¹⁵⁸ ¹⁵⁹ ¹⁶¹
  • Diabete.³⁸ ⁴³ ⁴⁵ ¹⁴⁰ ¹⁵⁸ ¹⁵⁹ ¹⁶¹ ¹⁶²
  • Malattie autoimmuni ⁹¹: sclerosi multipla ¹⁴⁴, artrite reumatoide ⁶⁶ ⁸⁵, malattie infiammatorie croniche intestinali, sindrome di Raynaud, psoriasi ⁹⁵.
  • Deficit in Immunoglobuline A ¹⁷²
  • Epato Gastro Enterologia:
  • Malattie del fegato⁹⁴ ⁹⁹ : epatite A¹⁰¹, B¹⁶⁴, C. ¹⁰⁰
  • Malattia infiammatoria cronica dell’intestino. ⁶⁷
  • Aterosclerosi e ischemia distrettuale. ⁸⁶ ⁹² ⁹³ ⁹⁴ ⁹⁸ ¹⁰² ¹¹² ¹¹⁹ ¹⁴¹ ¹⁵⁶ ¹⁵⁹
  • Oftalmologia ⁶⁸ : retinopatia diabetica, degenerazione maculare senile ⁸⁷ ⁹² ⁹⁴ ¹²⁶, retinite pigmentosa, glaucoma cronico.
  • Neurologia:
  • Demenza senile, malattia di Alzheimer.⁷⁰ ⁷⁵ ⁹⁴
  • Sindrome da fatica cronica. ⁷² ⁹³
  • sclerosi multipla ¹⁴⁴
  • Ictus cerebrale
  • Malattie polmonari quali enfisema, fibrosi polmonare, sindrome da distress respiratorio acuto, BPCO, Asma bronchiale.⁶² ¹⁵¹
  • Patologie ortopediche:
  • Neuroma di Morton. ⁸¹
  • Sindrome del Tunnel Carpale. ⁸⁵ ¹³⁷
  • Osteonecrosi ¹²⁷, osteomielite protesica ¹³⁹
  • Cellulite: Panniculopatia edemato-fibrosa .⁵⁷ ⁹² ⁹³ ⁹⁶
  • Odontostomatologia: Trattamento della carie ed altri disturbi a livello dentale e A.T.M. .⁴² ⁵⁰ ⁶⁴ ⁶⁵ ⁷³ ⁷⁴ ⁷⁷

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ANALISI DEL MICROBIOTA INTESTINALE

16 Ottobre 2018 Blog, News

È l’analisi delle feci che rivela precisamente la composizione batterica della nostra flora intestinale.
Sappiamo già da tanto tempo che la flora intestinale contribuisce in modo significativo allo stato di salute dell’ospite.

Il microbiota esiste in equilibrata omeostasi con l’organismo umano ¹⁹ e ha un ruolo determinante nella nutrizione¹⁸, nel metabolismo energetico e nello sviluppo del sistema immunitario dell’ospite²⁰.

Tra le numerose funzioni svolte dal microbiota, ricordiamo in particolare:

• La protezione contro i batteri patogeni per effetto barriera e per attività battericida tramite la secrezione di batteriocine.

• La competizione con altre forme microbiche per i loro nutrienti (prebiotici) e per l’adesione alle proteine dell’ospite (collagene, fibrinogeno,…).

• L’azione favorente la digestione degli alimenti e l’assorbimento dei nutrienti. In particolare, alcuni specie batteriche hanno un’attività proteolitica in grado di degradare le proteine alimentari, ma un eccesso può portare alla produzione di sostanze in grado di interferire con il metabolismo energetico²⁸ ²⁹.

• L’attività mucolitica dello strato mucoso che riveste nel lume la parete intestinale permette il rinnovo della mucosa, ma un eccesso di questa attività può favorire il danneggiamento della mucosa stessa.

• La fermentazione di carboidrati (meteorismo se eccessiva) e la sintesi di acidi grassi a catena corta (acetato, butirrato e propinato) importante per il corretto funzionamento del sistema immunitario e del metabolismo energetico.

• La produzione di lattato importante per il mantenimento di un corretto pH nel tratto intestinale.

• La degradazione di xeno biotici.

• La sintesi di vitamine (gruppo B e vitamina K).

• La stimolazione e la modulazione del sistema immunitario intestinale (GALT)³⁰. I lipopolisaccaridi (LPS) dei batteri GRAM negativi sono tossici se eccessivi (fattore di rischio per diverse patologie) ma sono importanti in piccola quantità per educare e stimolare il sistema immunitario.

• Un eccesso di produzione di H₂S (acido solfidrico) da parte di alcuni enterobatteri (Proteus, Citrobacter) può essere un fattore di rischio perché favorisce l’infiammazione e la permeabilità intestinale.

L’equilibrio qualitativo / quantitativo tra i microorganismi intestinali viene definito eubiosi; invece lo squilibrio viene definito disbiosi.

In questo caso troviamo un eccessiva presenza di forme patogene abituali o di altre forme che normalmente non fanno parte del microbiota, quali Candida albicans (disbiosi micotica), Lamblia, Giarda, batteri (come salmonella, shigella, clostridium difficile, clostridium perfringens,…) o virus.

È stato scoperto che uno squilibrio della composizione quali-quantitativa della composizione batterica intestinale, è in forte correlazione con numerosi patologie:
allergia¹, ipertensione arteriosa², steatosi epatica³, obesità⁴, diabete⁵, ipercolesterolemia, sindrome metabolica⁵, diarrea da antibiotici, anche da Clostridium difficile, diarrea microbica o virale, colon infiammato⁶(IBD), colon irritabile⁷(IBS), sindrome da alterata permeabilità intestinale (leaky gut syndrome), enterocolite⁸, dispepsia, gastriti da Helicobacter Pylori, carcinoma colon-retto⁹, malattie autoimmune¹⁰, infiammazione cronica sistemica di basso grado²² (LGI, Low Grade Inflammation), candidosi vaginali ricorrenti, flogosi recidivanti delle prime vie aree e delle vie urinarie, cistiti, depressione nervosa¹¹, ecc.

Numerose sono le cause dell’alterazione qualitativa e quantitativa del microbiota: antibiotico-terapia, infezioni e infestazioni intestinali (da batteri, parassiti, funghi e virus), farmaci (immunosoppressori,inibitori di pompa protonica, corticoterapia, anticoagulanti orali, ec.), dieta incongrua con carenze in prebiotici o eccessiva in carboidrati (nella disbiosi fermentativa) o in proteine (nella disbiosi putrefattiva), intolleranze alimentari (lattosio, glutine,…), alterazione della risposta immunitaria, maldigestione da deficit enzimatici biliare e pancreatici, sensibilizzazione (anomala risposta immunitaria verso componenti del microbiota o verso sostanze, come per es. la “Gluten Sensitivity”.

Fino a poco fa, si prescriveva empiricamente dei probiotici, conosciuti come “fermenti lattici”, senza sapere se quello prescritto era quello che mancava o era necessario per il riequilibro del microbiota.

Oggi è possibile conoscere la composizione precisa del microbiota attraverso analisi coltura-indipendenti : 16S rRNA gene microbial profiling¹².
Questa analisi realizzato su un campione di feci definisce con precisione il gruppo batterico mancante per ottimizzare la proposta terapeutica.

Il microbiota varia in base alle scelte dietetiche e allo stile di vita¹³, alle prescrizioni farmaceutiche¹⁴ e ai nutraceutici impiegati¹⁵ .
La sua composizione di base diventa “adulta” dopo il terzo anno di età e si trasforma completamente durante la gravidanza.

L’analisi del microbiota mette in evidenza:

La biodiversità¹⁶ (livello di diversificazione in termini tassonomici dei gruppi batteri presenti).

Più è alto il valore, maggiore è il numero di gruppi batterici diversi.
Esistono tra 15.000 e 36.000 diverse specie batteriche; un individuo può ospitarne da 500 a 1500.¹⁷ ²¹
◦ Un’alta diversità si trova nella stipsi e nella sovra crescita batterica intestinale (SIBO).
◦ Una bassa diversità si trova nell’atopia, la sindrome metabolica, le patologie auto-immune, le malattie infiammatorie croniche intestinali e il carcinoma del colon retto.

L’enterotipo²³ (genere ad abbondanza dominante):

◦ Enterotipo 1 : dominanza dei batteri Bacteroides
◦ Enterotipo 2 : dominanza dei batteri Prevotella
◦ Enterotipo 3 : dominanza dei batteri Ruminococcus

Il rapporto tra batteri Prevotella e batteri Bacteroides²⁴ permette di dedurre se esiste una tendenza alimentare sbilanciata:

◦ Un rapporto alto indica una dieta che privilegia gli alimenti su base vegetale (per es. la dieta vegana).
◦ Un rapporto basso indica una alimentazione di tipo animale.

Il rapporto tra batteri GRAM + e batteri GRAM – permette di dedurre il rischio infiammatorio mediato dai lipopolysaccharidi (LPS)²⁵ che sono delle endotossine della membrana dei batteri GRAM – .

Una grande abbondanza di batteri GRAM negativi è in correlazione con:
• Steatosi ed infiammazione epatica
• Infiammazione peritoneale
• Insulino-resistenza e diabete mellito tipo 2
• Sindrome metabolica
• Patologie infiammatorie del colon (IBD)
• Manifestazione atopiche

Il rapporto tra batteri del phylum Firmicutes e batteri del phylum Bacteroidetes permette di dedurre il tipo di disbiosi (fermentativa o putrefattiva)

◦ Rapporto superiore alla norma nella disbiosi fermentativa e molto alti nell’obesità²⁶
◦ Rapporto inferiore alla norma nella disbiosi putrefattiva

La tassonomia dei phyla permette di dedurre di quanto il paziente si discosta dalla popolazione sana. Nell’intestino di soggetti adulti sani le corrispondenza sono circa²⁷ :

◦ Phylum Bacteroidetes 50-55%
◦ Phylum Firmicutes 40-45%
◦ Phylum Proteobacteria 2-3%
◦ Phylum Actinobacteria 1%

La composizione precisa del microbiota (più di 200 batteri) mette in evidenza l’eventuale assenza di batteri considerati protettivi, probiotici e la presenza di batteri patogeni.
Per esempio:

◦ Nel gruppo dei batteri ritenuti probiotici : Bifidobacterium, Enterococcus, Lactobacillus
◦ Nel gruppo dei batteri ritenuti protettivi : Faecalibacterium contro l’IBD, Christensenella contro l’obesità, Akkermansia contro la sindrome metabolica, Dorea è epatoprotettore
◦ Nel gruppo dei batteri ritenuti patogeni : Enterobacter in causa per cistiti, Helicobacter in causa per gastriti, Campylobacter in causa nella diarrea recidivante e Fusobacterium nucleatum è indicatore di rischio di carcinoma del colon-retto, quindi implica di fare una colono scopia di screening

L’analisi delle co-varianze fornisce un suggerimento terapeutico per riequilibrare le disbiosi osservate attraverso l’analisi del microbiota colonico. Le co-varianze possono essere:

◦ Positive. Significa che l’assunzione del probiotico correlato farà salire il genere batterico corrispettivo in deficit.
◦ Negative. Significa che l’assunzione del probiotico correlato ridurrà il genere batterico corrispettivo in eccesso. Per esempio, enterococcus antagonista Escherichia coli.
Dopo aver confermato le ipotesi diagnostiche o intercettato il rischio che tali patologie si manifestino, questa analisi permette di individuare une strategia terapeutica adattata ad ogni caso.

Sarà composta di:

• Consigli dietetici.

• Valutazione di eventuale iatrogenicità come l’aumento del bacterio streptococcus provocato dal consumo d’inibitore di pompa protonica, l’aumento dei firmicutes provocato dall’aspartam e dagli antidepressivi spiegando l’aumento del peso.

• Probiotici : direttamente se sono in deficit o indirettamente con l’analisi delle co-varianze.

• Prebiotici per favorire lo sviluppo proporzionale dei gruppi batterici secondo la loro specificità di necessità nutritiva (per es. le fibre bifidogenique :Fruttoligosaccaridi FOS, inulina, Galattoligosaccaridi GOS, e le fibre lattogeni che : lattulosio e polidestrosio).
La dose giornaliera non deve essere inferiore a 10 grammi, sono naturalmente presenti nell’alimentazione: ad es. carciofi, finocchi, radicchio, cipolle,aglio, cavolo, broccoli, crauti, asparagi, radice di cicoria, radice di bardana, cacao, tarassaco, legumi, mele, pesche, orzo, crusca di frumento, grano, avena, segale, alghe, radice di yacon, radice di jicama, radice del Konjac, semi di lino, topinambur, porri, banane.

• Antibiotici di sintesi o naturali (aromaterapia) in caso di disbiosi putrefattiva.

• Fitoterapia in quanto alcune piante favoriscono lo sviluppo di certi batteri intestinali. Ad esempio:

– la curcuma fa sviluppare Faecalibacterium prausnitzii quando è scarso, provocando cosi l’aumento della produzione di butirato che ha un’azione anti-infiammatoria.

– la berberina, il tè verde e il rabarbaro fanno sviluppare il bacterio Akkermansia muciniphila (anti obesità).

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Dott. Michel MALLARD 340 5023405

Dott. Michel Mallard
Medico chirurgo
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